Un ragazzo, Nick Hornby

Riempire le giornate non era mai stato un vero problema per Will. Magari non era orgoglioso del fatto di non essersi realizzato lungo tutta una vita, ma era orgoglioso della sua capacità di stare a galla nel vasto oceano di tempo che aveva a disposizione; un uomo con meno risorse, pensava, sarebbe potuto andare a fondo e annegare.
Le serate andavano bene; conosceva gente, anche se nemmeno lui sapeva come visto che non aveva mai avuto colleghi e non sentiva più le fidanzate quando diventavano delle ex. Ma era riuscito a raccogliere gente strada facendo – tipi che una volta lavoravano nei negozi di dischi che frequentava, tipi con cui aveva giocato a calcio o a squash, tipi di una squadra di cui aveva fatto parte per i quiz al pub, cose del genere – e in un modo o nell’altro funzionava.  Non sarebbero stati molto utili nel caso di un’improbabile depressione con manie suicide, o in un caso, ancora più improbabile, di cuore infranto, ma andavano piuttosto bene per una partita a biliardo, una birra o un curry.

Will Freeman: londinese, 36 anni di assoluto nulla, vissuti con un tenore da benestante grazie ad un’unica canzone natalizia scritta anni prima da suo padre, che gli frutta una discreta rendita con i diritti d’autore (anche se poi, di fatto, è il suo incubo soprattutto nel mese di Dicembre).
Si “ingegna” per organizzare le sue giornate evitando di restare senza nulla da fare.
Ha il suo sistema collaudato: le suddivide in porzioni di mezz’ora (il tempo necessario per vedere una puntata di una serie tv o di un quiz televisivo, il tempo che impiega per fare il bagno, o per leggere un giornale o per pranzare).
Ma, diciamocela tutta.
Si annoia.
Fino a che, nella sua ricerca di donne, si rende conto che c’è una categoria di uomini che è assai gettonata: i padri singles, possibilmente trattati male dalle ex, e che hanno difficoltà a vedere il proprio figlio.
Si iscrive così ad un gruppo di aiuto composto, appunto, da genitori separati, con l’intento di abbordare una donna tanto disperata da essere assolutamente disponibile. Inventandosi, per l’occasione, un figlio duenne immaginario (tale Ned) e un’ex cattivissima.
Ma incontra Suzie.
Che è un’amica di Fiona.
La quale (Fiona) ha un figlio dodicenne, Marcus, perennemente deriso a scuola.
E la cui madre (di nuovo Fiona), vegetariana convinta e amante della musica folk cantata al pianoforte rigorosamente ad occhi chiusi (malsana abitudine che ha tramandato anche al figlio), soffre anche di depressione.
In uno di questi momenti negativi Fiona tenta, senza successo, il suicidio.
Will, che si trova li per caso, viene coinvolto,suo malgrado, nella vicenda.
Entrando così nella vita di Marcus e Fiona.
Tre persone diametralmente opposte.
Tutte alla ricerca del loro posto nel mondo.
Ognuna di loro imparerà qualcosa dall’altro.

Scritto con uno stile assolutamente irresistibile, Un ragazzo è un romanzo gustosissimo.
Divertente dalla prima all’ultima pagina.
Ma con molti momenti di pura commozione.
I personaggi di Marcus e Will, anche se diametralmente opposti, si completano (Marcus, spesso si comporta in modo quasi paterno laddove Will ha ancora sprazzi di adolescenza repressa).
Entrambi sentono la mancanza di un padre.
E, forse, stando a stretto contatto tra di loro, riescono l’uno a liberarsi dalle insicurezze per diventare un ragazzo più spensierato.
E l’altro, a trasformarsi da ragazzo scapestrato in uomo, pronto ad affrontare le vere sfide della vita.
Compresa l’idea di avere una famiglia tutta sua.

 

Un ragazzo
Nick Hornby
Tea, 2009, 265 pag., € 8,60
ISBN 9788878188808

3 COMMENTS

  1. Avete presente “About a boy”?
    Il film col criticatissimo/amatissimo/odiatissimo Hugh Grant?
    Ecco, io ho scoperto la bellezza di questa storia guardando il film millanta anni fa, quando ancora ero una convivente giovincella con la mania di un film a sera da guardare col futuro maritino spaparanzati sul divano mangiando pop-corn… ecco, quell’epoca è passata ma di questa storia mi è rimasta la tenerezza infinita di Marcus (sia del personaggio in sé che della sua versione umanizzata), quella tristissima canzone cantata con le lacrime agli occhi e… la voglia di leggere il libro, che sono certa mi darà sicuramente qualcosa in più… 🙂

    Comunque, al di là di quello che si possa pensare di Hugh, in questo film mi è piaciuto assai! 🙂

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