La Stanza dei delitti era ampia, lunga almeno dieci metri e bene illuminata da tre lampadari appesi al soffitto, ma per Dalgliesh l’impressione più immediata fu di tetra claustrofobia.
Accostate alle pareti c’erano vetrine da esposizione che avevano, nella parte inferiore, scaffalature di libri, presumibilmente riguardanti ogni singolo caso, e cassetti per carte, documenti e rapporti tra i più significativi. Sopra le vetrine c’erano file di fotografie color seppia o in bianco e nero, molte ingrandite, alcune chiaramente originali, esplicite nella loro crudezza. L’impressione era di un collage di sangue e facce vacue e senza vita, di assassini e vittime adesso uniti nella morte, con gli occhi fissi nel nulla.
La trama
Un piccolo museo privato di Londra è al centro della nuova indagine di Adam Dalgliesh. Ereditato da tre fratelli, il museo ospita oltre a una preziosa collezione di quadri, reperti relativi a famosi delitti avvenuti a cavallo delle due guerre mondiali, contenuti in un’unica stanza: “la stanza dei delitti”. Quando uno dei tre fratelli viene trovato carbonizzato nella sua auto, Dalgliesh scopre che costui si opponeva a tenere in vita il museo di famiglia e per questo è stato eliminato. Purtroppo questo è solo il primo di una serie di omicidi che nella loro escuzione richiamano quelli illustrati nella “stanza dei delitti”. Chi sta sfidando l’ispettore Dalgliesh? E qual è il movente di tanta ferocia?
Ne La stanza dei delitti, si respira inquietudine ad ogni pagina.
Non avevo mai letto un romanzo di P.D. James finora e devo dire che l’attesa è stata ben ripagata.
I personaggi sono caratterizzati in modo impeccabile, i luoghi e gli omicidi assai misteriosi.
E l’Ispettore Dalgliesh è di certo una figura molto affascinante.
Un pochino diversa dagli investigatori letterari presenti sul mercato.
Ma forse, proprio per quello, così giusta per quel ruolo.
La stanza dei delitti
P.D. James
Oscar Mondadori, 2004, 476 pag., € 10,00
ISBN 9788804536727








