Cent’anni di solitudine, Gabriel García Márquez

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

La Trama

Questo libro non è un libro. E’ un mondo. Racconta la storia di ben sei generazioni della famiglia Buendia e della città di Macondo. Attraverso le pagine si compie il destino della città secondo quanto predetto da un indovino, Melquiades, dalla sua fondazione alla sua momentanea fortuna, fino alla sua rovina e definitiva decadenza. La famiglia segue il successo e la rovina della città, vivendo ben 23 guerre civili e vivendo una successione di nascite e morti quasi paradossali.
E’ un libro difficile nel suo complesso, che va letto lentamente, aiutandosi magari con un albero genealogico della famiglia. Ma è un libro capace anche di trasportarti a Macondo e farti sognare di pagina in pagina.

Marquez o piace o non piace.

Nel senso che se ami il Latino America e le saghe familiari imperniate di dolore, timor di Dio, fatica, vecchie tradizioni tramandate di generazione in generazione, ateismi e superstizioni, allora ti piaceranno tutti i suoi romanzi, perché Marquez è così, ti prende e ti travolge nel suo mondo fantastico, catapultandoti in dimensioni ultraterrene ma allo stesso tempo sanguigne, viscerali, di uomini e di donne di tempi passati, di guerre popolari ed insurrezioni.

Figlio del capostipite José Arcadio, Aureliano Buendía è famoso per essere diventato comandante generale delle forze rivoluzionarie, per aver preso parte a 32 rivoluzioni armate e per averle perse tutte e 32.
Ebbe 17 figli maschi da 17 donne diverse, sfuggì a 14 attentati, a 73 imboscate e a un plotone di esecuzione, sopravvisse a una dose di stricnina nel caffè che sarebbe bastata a ammazzare un cavallo. L’unica ferita che subì fu procurata da lui stesso dopo aver firmato la capitolazione di Neerlandia che mise fine a quasi 20 anni di guerra civile. Passò la vecchiaia facendo e disfacendo pesciolini d’oro.

L’autore

Gabriel García Márquez è nato a Aracataca (Magdalena), il 6 marzo, 1927. E’ cresciuto tra i nonni materni e le zie, dopo che i genitori si trasferirono a Riohacha. I nonni influenzarono molto il futuro dello scrittore. Infatti, il colonnello Nicolás Márquez, un veterano della Guerra dei Mille Giorni, lesse al piccolo Gabriel innumerevoli storie della sua giovinezza e le guerre civili del XIX secolo. Doña Tranquilina Iguarán, la nonna miope, gli raccontava sempre favole e leggende e organizzava la vita della famiglia attraverso i messaggi ricevuti in un sogno. Gabriel García Márquez ha imparato a scrivere all’età di cinque anni, nella scuola Montessori Aracataca, dove si innamorò della sua insegnante Rosa Elena Fergusson: fu la prima donna a sconvolgere la sua vita.

Ogni volta che mi avvicinavo a lei, mi veniva voglia di baciarla, mi piaceva andare a scuola, solo per vedere lei, così come la tempestività e scrivere una pagina senza progetto.

Cent’anni di Solitudine in musica

I Modena City Ramblers, un gruppo musicale emiliano, ha inciso una canzone incentrata su di un treno che viaggia verso Macondo: la canzone si chiama Macondo Express, l’album che contiene questa canzone si chiama Terra e libertà. Contiene, oltre al già citato pezzo, diversi brani che prendono spunto dal libro di García Márquez. Tra questi possono essere ricordati: Il ballo di Aureliano, Remedios la bella e Cent’anni di solitudine. Da segnalare anche L’amore ai tempi del caos.

Cent’anni di solitudine
Gabriel García Márquez
Feltrinelli, 2005, 343 pag., € 10.00

Classe 1983 anni, romagnola, mamma di due splendidi bambini e di una stella nel cielo. Programmatrice, lettrice e multitasking (o almeno ci si prova!) Mi piace la lettura da sempre, ho voluto una libreria ampia e spaziosa nella casa nuova, che accogliesse tutti i miei libri. A natale, stufo dei libri accatastati ovunque, mio marito mi ha comprato un ereader. Ed è stata la fine…..

4 COMMENTS

  1. Uno di quei libri che ti fanno leggere a scuola. Che tu magari prendi in mano con quel senso di sconfitta dovuto al fatto del “doverlo leggere per forza”.
    Poi… scopri un mondo, un universo, anzi, di più.E’ che ogni cosa che ha scritto quest’uomo è splendida!

  2. bellissimissimissi…però ho preferito, per dire, L’amore ai tempi del colera, meno simbolico ma forse più narrativo (o forse no).

    Però, non so, Garcia Marquez ha qualcosa che non mi torna e non capisco cosa (colluso?).

    E grazie per il consiglio musicale.

  3. Anche a me Polly di Garcia Marquez qualcosa non torna , certi suoi romanzi ad esempio non mi sono piaciuti per nulla , ma questo l’ho trovato meraviglioso 🙂

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