I Cocktails Letterari di Mangiaparole

Vi è mai capitato, leggendo un romanzo, di aver voglia di provare il piatto degustato dai protagonisti della storia o il drink sorseggiato dall’eroe di turno?
A me succede di continuo!
Ed in effetti, questo è uno dei motivi per i quali, da qualche tempo, su ZeBuk ci stiamo occupando di Ricette Letterarie, tratte da libri gustosi, nella trama e nei menu.

E’, quindi, con grande piacere che ospitiamo oggi un guest post particolare, scritto da Marco Limiti delle Edizioni Progetto Cultura, e ideatore di Mangiaparole, un caffè/ristopub dove nutrire stomaco e voglia di lettura.

Una delle novità di Mangiaparole sono proprio i cocktails letterari.
Che propongono un affascinante viaggio attraverso la storia della letteratura.
Ma lasciamo a Marco la parola, la penna…e lo shaker.

I cocktails Letterari

Quando l’atto di scrivere non era una vera professione ma un atto di liberazione, pura rivolta, contestazione sociale, espressione dell’inquietudine personali e di un’intera nazione, la figura dello scrittore era legata a stretto filo ad una sorta di dannazione, una necessità di essere ai margini per poter realmente sapere la realtà delle cose, della vita, un desiderio di onnipotenza.
Queste sensazioni, erano provocate dall‘uso di stupefacenti od alcool.
Nell‘Europa dell’800, per esempio, andava molto di moda l’assenzio: artisti di ogni genere (Monet, Manet, Poe, Baudelarie) ne erano grandissimi consumatori. Sappiamo per esempio che Poe era un assiduo bevitore di Sazerac (un cocktail realizzato con assenzio e whisky) e spesso dimenticava gli appuntamenti, rimanendo seduto in un bar, perso nei pensieri.
Forse è propria questa la bevanda citata come nepente nella famosa poesia Il corvo:

«Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Eleonora!
Disse il corvo: «Mai più».

Passando agli scrittori del secolo scorso si nota una medesima passione per gli alcolici, accompagnata da una maggior raffinatezza.
Fitzgerald
in primis beveva e faceva bere whisky sour con ghiaccio (dal libro Babylon revisited) e un colorato cocktail in coppa martini (il Bronx dal romanzo Di qua dal Paradiso).
Hemingway era un ottimo cliente per i baristi, anche in grado di inventare cocktail e varianti, come per esempio il Daiquiri Hemingway special e il Martini very dry. Lo scrittore di Per chi suona la campana era solito ripetere la frase

My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita.

Indicando i bar di Cuba dove era solito bere i suoi cocktail preferiti.

Di cocktail più dolci era “golosa” una delle maggiori poetesse americane Anne Sexton.
Ce lo racconta  George Starbuck parlando delle conversazione che Anne aveva con l’altra grande poetessa americana Sylvia Plath:

“Facevo da scorta a quelle due loquaci ragazze mentre prendevano i loro drink al Ritz. Non martini: Anne a quel tempo beveva dei cocktail particolari, lo stinger – una roba orribile – non ricordo, invece, cosa bevesse Sylvia.”

In realtà lo stinger ha un sapore dolce sembra orribile solamente per il particolare verde acceso, essendo realizzato con menta e brandy.
Parecchi anni dopo la figlia di Anne racconta che la madre era solita portarsi dietro un termos con del Martini.

In Italia invece i cocktail non hanno riscosso tanto successo nell’ambiente letterario, gli scrittori italiani son stati sempre più amanti del vino , fin dai latini con il vino Falerno.

Un carme di Catullo per esempio inizia con i versi:

Ragazzo che mesci il vecchio Falerno.

Il merito di aver portato i cocktail in Italia si deve al movimento futurista (che li chiamava polibibita).
I nomi e le miscelazioni sono fantasiose quanto nostrane:

Guerra in letto (strega, latte mandorla, succo e polpa di ananas, spolverata di noce moscata) e Giostra d’alcol (Barbera d’Asti, Campari, cedrata).

I cocktail ed i vini letterari si possono guastare da Mangiaparole: Via Manlio Capitolino 7/9 00181 Roma – 0697841027.

 

 

(se avete un tema particolare, tratto da uno o più romanzi, e volete parlarcene, proponetevi per un guestpost scrivendoci all’indirizzo email: zebuk.staff@gmail.com)

1 COMMENT

  1. Bè decisamente ai nostri tempi va di moda l’aperitivo con Martini. Carry e le sue amiche /sex and the city) ne hanno fatto un mito, per non parlare di James Bond.
    A proposito di Martini e di aperitivi,da Zzuber mi sento di consigliarvi la partecipazione al nuovo contest dell’azienda disponibile on line.
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