Chiara Peri e La Giornata Mondiale del Rifugiato

Cosa succede quando eventi tragici come la guerra ci costringono a fuggire dal nostro paese?
Questo è l’argomento del guest post di oggi.
Un tema difficile, complesso, sfaccettato.

E soltanto chi lo conosce a fondo ne può parlarne in modo completo.
Chi meglio di lei, Chiara Peri, nota come Yeni Belqis, può condurci in questa realtà?
Perchè chi fugge da una situazione drammatica, lo fa per trovare un futuro migliore.
E per sconfiggere anche la paura.
E’ quindi con vero piacere, e anche con un pizzico di emozione, che lasciamo  la parola a Chiara.
Buona lettura!!

 

Il Guest Post di Chiara

Non siamo mai veramente pronti ad accettare che il nostro quotidiano (casa, lavoro, famiglia, scuola, hobby, eccetera) possa subire uno sconvolgimento subitaneo e totale.
Queste cose succedono agli altri. Queste cose succedono altrove.
Eppure a volte basta un terremoto, non è vero? Un evento imprevedibile e imprevisto, che può cambiare tutto per molti di noi. Per altri, come noi, nel mondo l’imprevedibile e l’imprevisto può avere altri nomi: guerra, dittatura, vendetta, discriminazione.

“Non credevo che sarebbero arrivati a tanto”. “Ho capito che non potevo restare lì un minuto di più”. “La mia sola presenza metteva in pericolo la mia famiglia”.

A frasi come queste è difficile abituarsi.
Al Centro Astalli  le sentiamo pronunciare da persone diverse, accomunate da un’unica spaventosa esperienza: la fuga.

Una parola che a noi, pubblico di film e telefilm, finisce paradossalmente per evocare associazioni positive: fuga d’amore, fuga per la vittoria, evasione (in senso metaforico, si intende). Ma che nella realtà significa ben altro, per milioni di persone: soprattutto paura.

Paura di morire, paura di essere arrestati, paura di non farcela, paura di farcela (avendo lasciato indietro tutti i nostri cari).
Ma anche paura di non essere creduti, paura di non riuscire a rimettere insieme i pezzi di una vita distrutta.
I rifugiati che arrivano in Italia si trovano tutti accomunati sotto questa unica etichetta, che ai più non dice molto (ancor più spesso si vedranno classificare come stranieri, extracomunitari o addirittura – senza alcun motivo giuridico – clandestini).
Ma ciascuno di loro ha una storia molto simile a quella di ognuno di noi, almeno fino al maledetto momento che ha cambiato tutto per sempre, irreversibilmente.  In questi anni ho conosciuto giornalisti, insegnanti, studenti, doganieri, impiegati, persino una guardia forestale.
Padri e madri di famiglia, che organizzavano feste di compleanno per i loro bambini; giovani innamorati che sognavano le nozze; adolescenti la cui unica preoccupazione era fare fessi i genitori.

E poi?
Poi l’ordinario termina bruscamente e inizia l’inconcepibile: arresti, torture, violenze, evasioni notturne, viaggi a piedi nel deserto, respingimenti, porte che ti vengono sbattute in faccia proprio quando ti sembra di essere riemerso dall’apnea della fuga disperata.

Mi sono sempre chiesta come mai la nostra solidarietà spontanea, quella che in questi mesi ha fatto compiere a tanti cittadini gesti stupefacenti di generosità gratuita, non si manifesti quasi mai quando si tratta di persone così.
Un po’, certamente, è perché non immaginiamo davvero cosa vivono in Italia: la TV ce li mostra, se va bene, sul molo di Lampedusa, massa anonima di disperati senza dignità (e poi che fine fanno? Mah, qualcuno li raccatterà).
Un po’, certamente, è perché la maggior parte di noi ritiene che questa gente non abbia niente a che fare con noi, con la nostra esperienza.

Ve lo assicuro, non è così.
E c’è molto, moltissimo che ciascuno di noi può fare.
Io, nel mio piccolo, vi consiglio di cominciare con una lettura, Terre Senza Promese.
Il prossimo 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato.
In molti Comuni italiani verranno organizzati eventi, dibattiti, proiezioni di film, concerti.

Perché non cogliete questa occasione per avvicinarvi a questa realtà?

Fidatevi, ne vale davvero la pena.

2 COMMENTS

  1. Grazie davvero per la tua testimonianza: la paura del diverso molto spesso ci trattiene dall’avvicinamento. Andiamo oltre, non abbiamo paura.

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