I film di ZeBuk: Arancia Meccanica

Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi. Cioè Pit, Georgie e Dim. Eravamo seduti nel Korova milkbar arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata. Il Korova milkbar vende ” latte+ “, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quel che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza.

Ultimo film di giugno.
Pensando al tema di questo mese, mi erano venute in mente anche altre pellicole.
Poi, però, complice anche il guestpost di The Queen Father di lunedì scorso, ho pensato che non ci fosse nulla di più visivamente violento di Arancia Meccanica.
Che non è soltanto un film culto, vittima di una feroce censura (per via della storia, delle immagini così forti, del senso di nausea, mi perdoneranno gli amanti di Kubrick…ma io l’ho amato e profondamente odiato questo film, proprio per il disagio provato nel vederlo).
E’ soprattutto una storia così angosciosamente moderna.
E attuale.
E pensare che si tratta di un film del 1971, beh, fa davvero paura.

Perchè Kubrick (e Burgess prima di lui, ovvero l’autore del libro) ha descritto il futuro, senza rendersene conto.

Ma andiamo con ordine.

La Storia.

Alex è un giovane senza arte né parte, figlio di proletari e dedito a furti, stupri e omicidi. Fa capo a una banda di spostati, denominati drughi. Dopo aver usato violenza alla moglie di uno scrittore finisce in carcere. Viene sottoposto ad angherie ma si fa amico un prete. Pur di essere scarcerato accetta il “trattamento lodovico”, che consiste nell’assistere a filmati di violenza. Quando esce scopre che i genitori hanno subaffittato la sua stanza. Senza poter reagire, dovrà subire violenza da alcuni mendicanti vendicativi, dai drughi diventati poliziotti e dallo scrittore che ha perso la moglie e che ora si trova su una sedia a rotelle. Tenta il suicidio e all’ospedale riceve una visita di cortesia da parte del primo ministro. Ambientato nel futuro, ormai alle porte, e tratto da Arancia ad orologeria di Anthony Burgess.
Geniale traversata di generi (fantascienza, storico, drammatico, comico, grottesco, orrore), un film che mostra la violenza per esserne un contro-manifesto. Accolto da polemiche e ovazioni al suo apparire, è stato sequestrato per molti anni in Francia, mentre in Gran Bretagna non può essere ancora proposto né al cinema né in videocassetta.

L’ambiguità del personaggio era necessaria per mostrare le diverse violenze della medicina, della polizia, della politica e della gente comune.
Quando Alex viene guarito, non può gestire le proprie scelte.
Diventa docile non per volontà ma per allergia (sente nausea quando cerca di usare violenza, anche se cerca di difendersi). La più grande prova al cinema di Malcolm McDowell, che ha ideato alcune scene storiche, tra cui quella dello stupro a tempo di Singing in the rain.
Le musiche di Beethoven e Rossini rielaborate da Walter Carlos e le immagini grandangolo di John Alcott accrescono l’immersione nell’incubo. Doppiaggio italiano all’altezza dell’originale.

Reazioni.

All’uscita nelle sale americane l’accoglienza è tiepida.
Alla Mostra del Cinema di Venezia (1972), invece le reazioni sono più forti, soprattutto tra la classe politica.
Tanto che la pellicola viene vietata ai minori di 18 anni fino al 2007 (si, avete capito bene).
Sarà soltanto allora che Arancia Meccanica potrà essere trasmesso in tv.
Nonostante la censura mondiale, il pubblico apprezza l’opera di Kubrick tanto da farla diventare un cult.
E l’attenzione costante al film nel corso degli anni ha fatto si che venisse riproposto nelle sale cinematografiche nel 1992 e nel 1998.

Il messaggio di Kubrick è ironicamente pessimista: secondo il regista le nuove generazioni ottengono ciò che vogliono semplicemente prendendoselo; questo fanno il protagonista Alex De Large e i suoi drughi.
E se lo prendono con la violenza, ampliata alla massima potenza.

Ma tutto il film è una sorta di esagerazione:
dagli arredi in stile pop art, all’uso esagerato del corpo femminile. Dai costumi bianco candido che si scontrano con le anime nero pece dei drughi, alla purezza del latte sporcato dalle droghe.
Dalla musica classica (ma anche Singing in the rain) abbinata a scene di violenza pura e senza limiti al “trattamento Lodovico”, con le mollette che costringono Alex a visionare scene violente.

Quello che fa più paura di Arancia Meccanica non sono le scene di violenza.
Ma il constatare che questi ragazzi scelgono di essere come sono, di distruggere tutti quelli che si ritrovano davanti, per noia.
O mancanza di ideali.

O, come disse Gianni Riotta in una critica al film:

“…Quelli del ventesimo secolo si basavano sull’ideologia: ho un’idea e quindi t’ammazzo; quelli del ventunesimo secolo si basano sul nichilismo: non ho nessuna idea e quindi ti ammazzo.”

E’ questa la vera modernità di questa pellicola:
aver capito con 20-30 anni di anticipo come una parte della gioventù contemporanea avrebbe “non scelto” di comportarsi.

I primi minuti…

(Un film di Stanley Kubrick. Con Malcolm McDowell, Patrick Magee, Adrienne Corri, Michael Bates, Warren Clark. Titolo originale A Clockwork Orange. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 137 min. – Gran Bretagna 1971.)

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