Per gli appassionati del genere “Thriller, Horror, Noir”
* Una casa perfetta * di Ben H. Winters (Ed. tre60, trad. di Ilaria Katerinov, pp. 286, euro 9,90). Un thriller in cui il labile confine tra realtà e immaginazione diventa un luogo oscuro e molto pericoloso. Quello che vi attende in “Una casa perfetta” di B.H. Winters è una vera follia. Susan e Alex non hanno dubbi: finalmente quella è la casa dei loro sogni. Un bel quartiere, ambienti ampi e luminosi, rifiniture di lusso e una stanza in più che per Susan, decisa a lasciare il lavoro per dedicarsi alla famiglia e alla pittura, suo grande hobby, è davvero un tesoro prezioso. Inoltre la signora Scharfstein, la padrona di casa che abita al piano terra, sembra proprio una simpatica e disponibile vecchietta. Ma, ben presto cominciano ad accadere cose strane, che turbano la quiete domestica: nel suo studio, Susan sente un odore sgradevole, che nessun altro percepisce. Poi, una mattina, nota che la federa del suo cuscino è sporca di sangue e che il suo corpo è costellato da quelli che sembrano i morsi di qualche insetto. Tuttavia né la figlia né il marito hanno quei segni. Per non correre rischi, Susan chiama una ditta di disinfestazione, che però non trova nulla. Sembra una follia, eppure lei è convinta che la casa brulichi d’insetti: sono lì, annidati da qualche parte, non c’è altra spiegazione. Mentre la signora Scharfstein diventa sempre più invadente e il marito preoccupato, Susan capisce di dover dimostrare a tutti che non è paranoica. Altrimenti potrebbe rischiare di perdere non soltanto quell’appartamento, ma anche la sua famiglia.
* Farfalla nera * di Emilio Martini (Ed. Corbaccio, pp. 192, euro 8,90). Gigi Berté, vicequestore aggiunto di origine calabrese, di residenza milanese e di… esilio ligure, credeva di dover espiare le sue colpe nell’atmosfera sonnacchiosa di Lungariva sedando risse fra ragazzotti in vacanza e dirimendo annose vertenze sull’appropriazione indebita di una cabina da spiaggia. Ebbene, si sbagliava. È arrivato da pochi mesi ed è già al secondo caso di omicidio. E questa volta si tratta di una celebrità del luogo: la professoressa Adelaide Groppini, preside del liceo San Giorgio di Genova, ritrovata con il cranio spaccato vicino a un cassonetto della spazzatura. Una donna, come ben presto scoprirà Berté, dalla vita in apparenza specchiata, ma con tanti lati oscuri. Come del resto tutto il suo entourage, rivestito di perbenismo da abiti firmati, ma traboccante di ipocrisie, tradimenti e desideri di vendetta. Proprio quel che ci vuole al commissario Berté, non soltanto per dimostrare di che pasta è fatto, ma anche per ritrovare quell’ispirazione a scrivere che gli viene dalla rabbia per i morti ammazzati e per prendere le distanze dalla Marzia, la proprietaria della pensione in cui Berté abita, che lui sente già come un po’ sua e che invece è irrimediabilmente sposata.
Per gli appassionati del genere “Letteratura al femminile”
* Un attimo, un mattino * di Sarah Rayner (Ed. Guanda, trad. di Valeria Bastia, pp. 407, euro 17,00). È un lunedì mattina come tanti, sul treno che porta i pendolari da Brighton a Londra. Nei vagoni, visi assonnati, preoccupati, speranzosi. Qualcuno finisce di truccarsi, qualcuno legge, c’è chi chiacchiera e chi ascolta musica dall’iPod pensando alla giornata che lo aspetta. Per Karen e suo marito è una giornata felice: stanno andando a firmare per il mutuo della nuova casa, che accoglierà loro e i due figli. Lou, dal sedile accanto, li osserva e la loro evidente complicità la mette di buon umore, anche se prova un pizzico di invidia per quell’amore sereno e totale che a lei sembra negato. Anna, invece, qualche carrozza più in là, sogna di acquistare la giacca di cui ha visto la foto sulla rivista che sta sfogliando, e piega l’angolo della pagina per ricordarsene. È tutto normale, è tutto tranquillo. Poi qualcosa, di colpo, rimescola le carte della vita e quel mattino come tanti diventa il punto di svolta, l’inizio di una settimana drammatica. Legate da una tragica casualità, le tre donne affronteranno insieme i giorni seguenti e troveranno nella loro amicizia la forza per superare il dolore. Insieme scopriranno che, se davvero basta un attimo perché tutto vada in frantumi, la vita non si ferma e ci chiede di tenere il passo.
* Il tempo tagliato * di Silvia Longo (Ed. Guanda, pp. 206, euro 12,90). Nella luce di un giugno radioso e sfacciato, Viola sente crescere il vuoto delle sue giornate. Ha quarantatré anni, e per metà della vita è stata moglie devota di un acclamato direttore d’orchestra e madre di una figlia avuta da giovanissima. Nient’altro, nessuna concessione a se stessa, nessun inciampo, nemmeno ora che, con la morte improvvisa del marito e una figlia ormai adulta, le sue giornate sono scandite dalla solitudine. Il pomeriggio del solstizio d’estate, durante un concerto in memoria del marito, Viola conosce un uomo e qualcosa accade dentro di lei: una breccia nel muro, un’infiltrazione d’acqua nelle crepe, un punto di sutura che si dissolve. Mentre nel chiostro assolato risuonano le note di Bach, un’impacciata Viola in abito da cocktail, il filo di perle al collo e i capelli raccolti, lascia il concerto e fugge in macchina con lui. La tentazione è quella di abbandonarsi, di lasciarsi portare dalla corrente, ma l’autocontrollo è la disciplina in cui Viola eccelle e quello che sta succedendo non è soltanto sconveniente: è assurdo. Eppure è tardi per tornare indietro, perché il viaggio è iniziato, e con quell’uomo lei sta andando esattamente dove desiderava da tempo: lontano. Lontano da tutto per avvicinarsi alla sua verità, semplice e scandalosa.
Per gli appassionati del genere “Viaggio”
* Il suono del suo nome * di Cees Nooteboom (Ed. Ponte alle Grazie, trad. di Laura Pignatti, pp. 240, euro 15,00). Il viaggio come incontro con l’altro e rinnovata conoscenza di sé: un impulso a cui lo scrittore, e ancor prima il viaggiatore, Cees Nooteboom non ha mai voluto sottrarsi nel corso degli anni. Tra le molteplici mete raggiunte ci sono i Paesi islamici che, in queste pagine di rara suggestione poetica e narrativa, prendono corpo in tutta la loro strepitosa ricchezza di odori, suoni, colori, atmosfere. Da Isfahan a Tunisi, dal Sahara, al monte Atlante, a Granada, Nooteboom non si ferma al mero dato esteriore, ma si mette sulle tracce dell’Uomo, della sua cultura d’appartenenza, della sua dimensione più strettamente sociale, politica e religiosa. Riflessioni che hanno dalla loro il più ampio respiro del racconto, o brevi quadri che colpiscono i sensi con potente immediatezza: “Il suono del suo nome” è tutto questo, ma anche, e soprattutto, una prova di alta maestria narrativa da parte di una delle voci più indiscusse del nostro tempo.
Per gli appassionati dei generi “Memoir” e “Guerra”
* Tutto è in frantumi * di Klaartje de Zwarte-Walvisch (Ed. Guanda, trad. di Laura Pignatti, pp. 167, euro 16,50). Un documento fondamentale, una testimonianza, ma non solo. L’avverarsi di un desiderio. Il desiderio di Klaartje che quanto ha scritto raggiunga il mondo esterno perché tutti conoscano le sue sofferenze e la sua rabbia. È il 22 marzo del 1943 quando tutto ha inizio. È una bella giornata di sole. È il loro ultimo pomeriggio di libertà. Klaartje e Joseph de Zwarte vivono nella loro casa di Amsterdam. Sono sposati. Sono ebrei. È in quel pomeriggio di marzo che due “cacciatori” li arrestano. Marito e moglie vengono internati nel campo di concentramento di Vught. Nel giro di alcuni mesi Klaartje sarà trasferita a Westerbork e, da lì, a Sobibor, dove morirà nelle camere a gas il 16 luglio, a trentadue anni. Joseph, separato dalla moglie a Vught e impiegato nei lavori forzati, sarà deportato in seguito, ma le sue tracce si perdono comunque in un luogo imprecisato della Polonia. A dispetto dei suoi carcerieri e correndo un rischio enorme, la sartina Klaartje trova il coraggio dell’unica resistenza possibile: tiene un diario preciso e dettagliato della vita nel campo di Vught. Forse presagendo a quale destino andrà incontro, al momento di salire sul treno per Sobibor lo consegna al cognato. È una testimonianza commovente e un impietoso atto di accusa, ma insieme dà voce all’incredulità di fronte a un sistema talmente assurdo da risultare inconcepibile. Il diario è stato riscoperto soltanto di recente, dopo la donazione di una superstite della famiglia al Museo ebraico di Amsterdam.
Per gli appassionati del genere “Fantasy e Fantascienza”
* Sacrifice * di Alexandra Adornetto (Ed. Nord, trad. di Susanna Molinari, pp. 460, euro 16,60). C’erano soltanto due regole: non rivelare agli umani il proprio segreto e non lasciarsi coinvolgere. E Bethany le ha infrante entrambe, confidando a Xavier di essere un angelo e poi innamorandosi di lui. Tuttavia, proprio grazie alla forza di quel gesto di ribellione, Bethany è anche riuscita a liberarsi di Jake Thorn, il demone che aveva seminato il panico nella cittadina di Venus Cove. E adesso che quella terribile minaccia è stata scongiurata, lei e Xavier sono finalmente liberi di amarsi e il futuro sembra pieno di speranza per tutti. Ma l’innocenza di Bethany è un richiamo cui il Male non può resistere: invitata a una festa, la ragazza viene coinvolta per gioco in una seduta spiritica e, in modo del tutto inconsapevole, apre un varco tra il mondo dei vivi e l’Ade. Un varco di cui ovviamente approfitta subito Jake, che la rapisce e la trascina all’inferno con sé. Disperato, Xavier si lancia al suo inseguimento, benché sappia benissimo che un mortale ha poche speranze di sconfiggere il figlio del Signore delle Tenebre.
Per gli appassionati del genere “Ragazzi”
* Il labirinto dei libri sognanti * di Walter Moers (Ed. Salani, trad. di Umberto Gandini, pp. 454, euro 18,00). Abbiamo lasciato Librandia in preda a un devastante incendio. Ora, duecento anni dopo, la città dei libri sognanti è risorta dalle sue ceneri, più splendida di prima. Ma nei labirinti delle sue catacombe si nascondono misteri inquietanti che soltanto Ildefonso de’ Sventramitis, il più grande scrittore zamonico, ha il coraggio di narrare in queste pagine.
Fonte: infinitestorie.it








