E poi c’è questo uccello canoro che pensa di morire ogni volta che cala il sole. E la mattina quando si sveglia è così sconvolto di essere vivo che si mette a cantare la sua melodiosa canzone. Io canto ogni mattina da quando ti conosco…
La recensione del film L’amore che resta
Enoch e Annabel si incontrano ad un funerale. Entrambi sono segnati dal dolore e dalla morte: Enoch ha perso i genitori in un incidente d’auto, Annabel è malata di cancro e ha tre mesi di vita. Si incontrano, si piacciono, si riconoscono, si innamorano. La fine è ovvia e presto detta: Annabel muore.
La morte si respira in tutto il film ma è una morte accettata e resa indolore: i protagonisti ne parlano, la sbeffeggiano, la inscenano nel salotto di casa di Annabel quasi a voler vivere insieme ciò che per forza di cose non potranno condividere. Parlano con naturalezza anche del menù da offrire dopo il servizio funebre rendendosi conto solo dopo che Annabel non parteciperà perché sarà morta.
Una celebrazione del tramonto e dell’autunno della vita. Autunno che permea totalmente la pellicola. Portland non è mai stata così bella, declinata in tutti i toni del rosso, dell’arancio e della terra. Piena di foglie, di cimiteri dove le lapidi occhieggiano tra l’erba tiziana, di campi arancio e senape dalle spighe alte dove i giovani protagonisti passeggiano e si rincorrono: Enoch compunto e serioso, Annabel trepidante di vita, svolazzante nei suoi vestitini romantici e pieni di garbo.
La mia opinione sul film L’amore che resta
Questa poteva diventare una storia melensa e strappalacrime in mano ad altri registi ma qui c’è Gus Van Sant che parla di morte, adolescenza e amore alla sua maniera trasformando il film in un omaggio alla vita che resta e a quella che finisce: un’ode al carpe diem
Abbiamo così poco tempo per dire tutto quello che vorremmo. Abbiamo così poco tempo per tutto
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Visto per caso qualche settimana fa, L’amore che resta mi ha colpito. Per la luce, la musica, canzonette francesi famosissime che cominci a canticchiare senza nemmeno rendertene conto, per la joie de vivre di Annabel che non si lamenta mai, per il fantasma del kamikaze giapponese, amico di Enoch, che fa da contrappunto alla storia e da accompagnatore nell’aldilà. Insomma un film bello, interessante, che parla della caducità in modo lieve. Un film su due ragazzi raccontato con il loro linguaggio e senza lo sguardo indulgente degli adulti. Un film sull’amore, sull’innamorarsi, sulla bellezza di questo sentimento che rimane con noi e ci appartiene anche quando l’altro non c’è più.
Una storia che fa l’effetto di una passeggiata in un imbrunire ricco di foschia e foglie sotto i piedi, una passeggiata bella, che ci ha lasciati umidi di nebbia e vagamente infreddoliti, ma che ci siamo goduti pienamente. Un film che incarna appieno una delle frasi più note di un famosissimo libro: non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.
Buona visione.
Titolo originale: Restless, Genere: Drammatico, Regia: Gus Van Sant, Cast :Henry Hopper, Mia Wasikowska, Ryo Kase, Schuyler Fisk, Jane Adams.Durata : 95 min








