Marsilio Editore – Uscite Gennaio 2013

    Linea di confine
    Liza Marklund
    L’ultimo caso da brivido per la giornalista Annika Bengtzon

    Dopo tre anni trascorsi come corrispondente da Washington, Annika Bengtzon torna alla redazione di Stoccolma de La Stampa della sera, mentre Thomas, il marito ritrovato, è funzionario al dipartimento di Giustizia, incaricato di analisi della sicurezza internazionale. Un pomeriggio, nei pressi di una scuola materna in un sobborgo della capitale, sotto un mucchio di neve viene ritrovato il corpo di una donna. Si tratta della quarta giovane madre che cade per mano di un assassino, pugnalata alle spalle. Intanto, Thomas e l’intera delegazione di cui fa parte vengono rapiti al confine tra Kenya e Somalia: i rapitori esigono un riscatto irragionevole e impossibile da esaudire. Per Annika, assorbita dalle indagini sul presunto serial killer, comincia l’incubo delle trattative.

    Agrò e il maresciallo La Ronda
    Domenico Cacopardo

    Sant’Alessio Siculo, fine estate 1975. Il futuro dottor Italo Agrò, è ancora studente di legge nell’università di Napoli e sta terminando le vacanze nel suo paese d’origine. Il maresciallo dei Carabinieri, Augusto La Ronda, che ha già in passato chiesto a Italo di aiutarlo a stilare qualche rapporto particolarmente delicato, lunedì 7 settembre, lo fa prelevare in un bar di Letojanni, dov’era con gli amici, e condurre in caserma: nel pomeriggio è stato ritrovato tra i ruderi della chiesa di Sant’Agostino il cadavere di Biagio Mudaita, un giovane che lavorava nell’amministrazione della falegnameria paterna. Tra i manicaretti familiari, il mare della sua terra, il passaggio definitivo dall’adolescenza all’età adulta e gli aromi di una Sicilia lussureggiante, Italo Agrò non si limita a correggere il rapporto che il maresciallo intende inviare alle superiori autorità: si appassiona al caso e, in modo riservato, ma non troppo, collabora con La Ronda con suggerimenti e riflessioni che lo aiutano nelle indagini, mentre si consumano quegli ultimi giorni di vacanza durante i quali Italo inizia la sua storia d’amore con Irene Mangiacola, detta Nené.

    L’onda anomala
    Gabriella Imperatori

    Giovanni, vedovo, compagno di una sua ex studentessa, molto amata ma molto più giovane, ambizioso, egoista, capace di piccole-grandi crudeltà, è un uomo come tanti, incapace di crescere. Non vive, ma si lascia vivere. Quando gli amici e la sua compagna partono per un viaggio esotico lui decide di restare nella casa di montagna. Qui lo raggiungono le notizie e le visioni dell’immane tsunami che devasta i paesi dove la sua donna è in vacanza. Muti i cellulari, decide impulsivamente di partire e cercarla. E il viaggio nello spazio e nel tempo, nel presente e nei ricordi, funziona come un’altra onda anomala, che spazza i detriti della vita e fa apprendere all’eterno Peter Pan il mestiere di uomo…

    Il lungo viaggio di Primo Levi
    Frediano Sessi
    La scelta della resistenza, il tradimento, l’arrsto. Una storia taciuta

    Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre del 1943, Primo Levi venne arrestato, in località Amay (Valle d’Aosta), durante un rastrellamento della milizia fascista contro i partigiani. Con lui saranno arrestati Luciana Nissim e Vanda Maestro, Aldo Piacenza e Guido Bachi che, da qualche settimana, hanno dato vita a una banda di ribelli affigliata a Giustizia e Libertà. Nonostante questo episodio dia inizio a tutto il suo calvario di ebreo deportato ad Auschwitz, Primo Levi parlerà assai poco e saltuariamente della sua permanenza in montagna tra i partigiani. Anzi arriverà a definirlo «il periodo più opaco» della sua carriera. «È una storia di giovani bene intenzionati ma sprovveduti – scriverà – e sciocchi, e sta bene tra le cose dimenticate». Qual è la causa di un giudizio così severo. L’esecuzione sommaria all’interno della banda di due giovani che con le loro azioni minacciavano la sicurezza e la vita stessa del gruppo partigiano può sicuramente aver contribuito. E tuttavia, la ricostruzione puntuale e documentata delle settimane che videro Levi passare dalla scelta antifascista alla lotta partigiana, apre altri scenari, suggerendo un legame di continuità tra la vita partigiana e la lotta per la sopravvivenza ad Auschwitz.

    Avere vent’anni a Tunisi e al Cairo
    Khaled Fouad Allam
    Per una lettura delle rivoluzioni arabe

    «I notiziari, se da una parte evidenziano la lontananza tra il luogo in cui si svolgono gli eventi e quello in cui ci si trova, dall’altra riportano alla memoria sensazioni simili già vissute. Così, quando, nel dicembre 2010, vidi le immagini delle prime sommosse tunisine, ebbi la sensazione di tornare al periodo della mia infanzia in Algeria. Mi venne in mente, in particolare, il periodo del maggio 1968». Parte dai suoi ricordi personali, Khaled Fouad Allam, per costruire una lettura comparativa delle contestazioni e dei rivolgimenti che abbiamo imparato a conoscere con il nome di «Primavera araba». Sono molte le domande che Allam si pone nel corso di questo libro e che configurano un approccio del tutto inedito: perché il mondo arabo non ha avuto un suo Sessantotto? Perché il conflitto israelo-palestinese non avrà mai la valenza simbolica e aggregatrice che ebbe il Vietnam per i giovani occidentali degli anni sessanta e settanta? Cosa accomuna i linguaggi e le forme mediali in cui il dissenso dei giovani arabi trova espressione alle manifestazioni degli indignados e al rap delle grandi periferie metropolitane occidentali? Qual è il rapporto con i nuovi mezzi di comunicazione? Internet giunge davvero a liberare i sogni di questi giovani o rischia di diventare anch’esso strumento di chiusura? E, infine, perché non riesce a emergere una leadership forte? Ricco di spunti e suggestioni – sociologiche e letterarie (testi di canzoni, film e letteratura) – il libro muove dalla consapevolezza che per comprendere quanto sta avvenendo nel mondo arabo non si può non considerare cosa voglia dire oggi avere vent’anni a Tunisi e al Cairo e confrontarsi con modelli di società che racchiudono in sé ancora tante, troppe, contraddizioni irrisolte. Contraddizioni che diventano ancora più esplosive nel processo di ricostruzione che fa seguito alle rivolte, come dimostra la bozza di Costituzione dei salafiti tunisini, qui pubblicata per la prima volta, in cui si pretende di dare vita a una nuova forma di governo islamico servendosi di concetti e di riferimenti che risalgono al mondo medievale arabo e dunque alle strutture portanti della società di quell’epoca.

     

    Fonte: Ufficiostampa Marsilio Editore

    Mamma, lavoratrice full time, 45 anni, una figlia di 14 e la passione per la lettura ...

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