Amnesia, Jean-Christophe Grangé

A poco a poco la situazione le diventava chiara: l’assassino non poteva essere un barbone o uno spacciatore e tanto meno l’uomo che aveva perso la memoria. Era un killer folle, freddo, razionale. Un essere dai nervi d’acciaio che si era preparato accuratamente in vista del sacrificio. Non era un macellaio né un allevatore e neppure un veterinario, lei ne era sicura. Aveva acquisito quell’abilità soltanto per allestire la sua messinscena.
Anais fremeva all’idea di affrontare un avversario simile, non sapeva se di paura o di eccitazione; probabilmente di entrambe. Era consapevole che nella maggior parte dei casi gli omicidi psicopatici venivano arrestati perché commettevano un errore o perché la polizia aveva un colpo di fortuna. Nel caso del killer, non poteva contare sul fatto che facesse errori; quanto alla fortuna…

La recensione di Amnesia di Jean-Christophe Grangé

In una Bordeaux avvolta da giorni in una nebbia spessa, lattiginosa, umida e ingombrante, viene ritrovato un cadavere nella stazione ferroviaria. E’ subito chiaro alla polizia che non si tratta di un semplice regolamento di conti tra balordi: il cadavere è messo in posa, con una testa di toro al posto di quella umana. Un Minotauro in piena regola, il lavoro di una mente malata eppure raffinata nello scegliere il modus operandi e i rimandi mitologici. Subito viene individuato un presunto colpevole, un uomo che ha perso la memoria o meglio un uomo in piena fuga psicogena come spiega lo psichiatra che lo ha trovato e che lo ha in cura. Fuga psicogena indica uno stato mentale tale in cui il paziente non ha ricordi della sua vita precedente ma ne inventa inconsapevolmente un nuova nel tentativo di sfuggire allo stress della sua vera vita. Una sindrome poco studiata in Europa. Una sindrome molto rara. Eppure poco dopo lo stesso psichiatra si scopre affetto dalla stessa malattia: si tratta di una tragica coincidenza? Deciso a scoprire la verità sul suo paziente e su quell’omicidio, lo psichiatra parte per un viaggio a ritroso nel proprio viaggio psicogeno cercando di risalire al suo vero sé. In fuga arriverà a Marsiglia, Nizza e infine a Parigi, con la polizia sempre alle costole.

La mia opinione su Amnesia di Jean-Christophe Grangé

Grangé è l’autore del bellissimo I fiumi di porpora, ma questo ultimo libro non regge il paragone. E’ scritto in modo ineccepibile ma si perde interesse durante la lettura e il finale è poco credibile.

Settecento pagine sono tante per una storia dove i tempi sono fondamentali.
Inoltre le varie personalità del protagonista sono davvero troppe. Salta da una vita all’altra come un funambolo, non si fa in tempo ad abituarsi a uno scenario che ecco, diventa un’altra persona.
Le intenzioni dello scrittore erano sicuramente ambiziose: una saga mitologica sul rapporto padre-figlio e sulla metà oscura, con incursioni nel mondo paramilitare e psichiatrico.

All’inizio, per quasi duecento pagine, non accade praticamente nulla.
Per il resto del libro, invece, si corre da una città all’altra, ci si dilunga in molteplici particolari, utili per capire le varie fughe psicogene del protagonista, e proprio quando si arriva alla conclusione ci si precipita verso un finale frettoloso e raffazzonato. Si ha quasi l’impressione che l’autore abbia voluto concludere ad ogni costo una storia che era diventata troppo lunga.

Un libro con una trama interessante che però lascia il lettore con un senso di incompiutezza a causa di un finale poco convincente.
Buona lettura.

 

Amnesia
Jean-Christophe Grangé
Garzanti, 2012, p. 752, €. 19,60

 


 

SIBY
Francesca, 49 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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