Inchiostro e sensi: La chiave, Jun’ichiro Tanizaki

Capodanno — Quest’anno mi voglio accingere a scrivere liberamente su un tema che in passato esitavo persino a menzionare in questo diario. Ho sempre evitato di accennare ai miei rapporti sessuali con Ikuko, nel timore che lei di nascosto potesse leggere il mio quaderno e offendersene.

Ancora un autore giapponese per la rubrica mensile di Zebuk; una storia scabrosa, profondamente erotica e a tratti fastidiosa: La chiave ovvero quando i sensi diventano i nostri padroni.

La recensione di La chiave di Jun’ichiro Tanizaki

Una chiave lasciata in bella vista. La chiave che chiude il cassetto dove il professore nasconde il suo diario. Quel diario dove ha deciso di trascrivere ogni suo pensiero più nascosto, tutte quelle cose che non ha mai osato dire a Ikuko, sua moglie. Quel diario che vuole disperatamente che sua moglie legga. Vuole che conosca le sue fantasie, i suoi pensieri più nascosti, legga e si arrenda alle sue perversioni con entusiasmo, le accetti e le condivida smettendo di fare la ritrosa e la finta modesta a letto.

Ikuko però non ha nessuna intenzione di leggerlo. Anzi.

Anche lei ha iniziato a scrivere un diario

Quest’anno anch’io comincio un diario. Una donna come me, che non vuole aprire agli altri il suo cuore, ha bisogno di parlare almeno con se stessa. Ma non voglio compiere l’errore di fargli sospettare quanto ho deciso. Voglio aspettare che sia uscito, prima di scrivere, e nascondere il diario in un certo posto, al quale lui mai penserà. L’idea di tenere un diario mi piace anche perchè, mentre io so esattamente dove si trova il suo, a lui nemmeno verrà in mente il pensiero che anch’io ne abbia uno. E questo mi dà un senso delizioso di superiorità…

Un romanzo epistolare, una vicenda chiusa nel suo mondo e tra i suoi quattro protagonisti: i due coniugi, la loro figlia e Kimura, l’amico di famiglia.

La mia opinione su La chiave di Jun’ichiro Tanizaki

Scritto nel 1956 e pubblicato in Italia nel 1971 è una storia audace e conturbante. Tutto è raccontato tramite i diari in cui i due protagonisti annotano emozioni, sogni, idee e suggestioni. Il professore è un uomo con fantasie particolari che la moglie non condivide anche se lei stessa viene descritta come una donna dalle forti pulsioni ma incapace col marito di soddisfarle appieno. Ed ecco quindi che entra in gioco Kimura che riveste il doppio ruolo di confidente del professore e amante di Ikuko.

E’ un romanzo ambiguo dove i vari personaggi non manifestano mai apertamente le proprie idee, tutto è il contrario di tutto. Gli stessi diari che vengono presentati come sfogo personale in realtà sono un modo indiretto per parlare col coniuge e dirgli quelle cose che non si riescono a dire a voce. Che poi il coniuge effettivamente legga il diario dell’altro è poco importante, la cosa essenziale è il meccanismo che si innesca nella mente del professore e di Ikuko: un mondo parallelo di se e ma dove tutto diventa il suo doppio e il suo contrario.

Una vicenda sensuale e torbida.

Sensuale nella scrittura: mai una descrizione audace, mai una libertà di forma. Le perversioni, i giochi erotici, le fissazioni, il professore ama fotografare nei minimi dettagli il corpo nudo di Ikuko mentre è profondamente addormentata ed è un feticista dei piedi, sono percepite e  rivelate al lettore senza volgarità di sorta, senza morbose e ampollose descrizioni.

Storia torbida perché si parla di un triangolo amoroso suscitato dal marito per proprio tornaconto personale. Il professore è un uomo che sta invecchiando, che soffre nel non poter soddisfare sua moglie e allora quale miglior afrodisiaco per lui della gelosia?

                                                   Voglio esserne pazzamente geloso

Perché il punto della questione è proprio l’insoddisfazione sessuale dei due coniugi. Ecco allora gli escamotages, le foto ardite, la foga della gelosia, la brama del possesso. Ed ecco che il professore pur di soddisfare Ikuko la spinge tra le braccia di Kimura.

E’ anche una storia tragica il cui finale lascia l’amaro in bocca. Il professore ormai nel parossismo della frenesia sessuale viene colpito da un malore e muore poco dopo, lasciando i due amanti liberi di iniziare un nuovo gioco, un nuovo triangolo.

Una storia torbida, passionale, fatta di inganni e cose non dette. Una bella scrittura. Un libro che dimostra che si può parlare di argomenti audaci senza scadere nella banalità e nella volgarità gratuita.

Dal libro furono tratti due film omonimi. Il primo per la regia di Kon Ichikawa nel 1959 e il secondo di Tinto Brass ambientato a Venezia durante il fascismo e girato nel 1983.

 

Jun’ichiro Tanizaki nasce a Tokio nel 1886. Interrotti gli studi universitari si dedica completamente alla scrittura. Tra le sue produzioni ricordiamo La chiave, I piedi di Fumiko, Neve sottile, Diario di un vecchio pazzo. Nelle sue opere spesso si trovano figura femminili decadenti e la tematica del feticismo.

 


 

Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here