Intervista a Enrico Marzetti

Ciao Enrico intanto ti ringrazio della tua disponibilità ed iniziamo subito con l’intervista.

1) Vuoi parlare di te ai lettori di Zebuk? Chi è Enrico Marzetti?

Ciao, Angela e un caro saluto anche allo staff e a tutti i lettori di Zebuk. Ho quarantatré anni, sono laureato in Scienze politiche, indirizzo economico, e ho sempre lavorato come impiegato presso aziende commerciali e nel settore del credito agevolato. Fino al 2001, anno in cui una neoplasia al midollo spinale mi ha letteralmente cambiato la vita, in quanto dopo l’intervento di asportazione chirurgica ho perso la funzionalità degli arti inferiori e da allora mi muovo su una sedia a rotelle. Da allora, però, ho preso anche a leggere e a studiare intensamente per cercare di giungere alle radici del mio male, visto che la medicina aveva potuto offrirmi solo generiche ipotesi sulle cause del tumore. Indagando varie discipline scientifiche e non, ho cominciato a riassumere per iscritto le tappe del mio percorso di ricerca e così scrivere è diventata la mia più grande passione, tanto che ho già pubblicato quattro romanzi.

2) Bellissima la copertina del libro. E’ una tua foto? Rispecchia benissimo il libro. Raccontaci come ti è venuta l’idea di questo romanzo?

La foto ritrae un “angolo di paradiso” della Val Venosta, in Trentino Alto Adige, ed è stata scattata da una carissima amica, persona straordinaria che abita in quei magnifici scenari dolomitici. Quando l’ho vista, ho pensato subito che era proprio adatta come copertina per il mio libro, anche perché era accompagnata dalla seguente citazione di C.G. Jung: «Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia», frase che riassume specificamente ciò che accade al protagonista del romanzo, il quale a un certo punto è come se, guardandosi dentro, si svegliasse da quello che d’improvviso era diventato un brutto sogno e riuscisse a fuggire dalla realtà nella quale si stava castigando a vivere. L’Editore, vedendo quella foto, è stato del mio stesso avviso e ne ha fatto la prima di copertina. L’idea del romanzo mi è venuta ascoltando un’intervista televisiva a un famoso “cacciatore di ottomila”, uno di quei pochi scalatori che hanno più volte raggiunto le cime poste a ottomila metri d’altezza senza l’ausilio delle bombole di ossigeno. Mi colpì la figura di quell’uomo che sfidava “lealmente” la Natura mettendo a rischio la propria vita. Egli viveva isolato in una baita d’alta quota e, ispirandomi a lui, nel mio romanzo ho provato a immaginare cosa potesse spingere un uomo a vivere solitario su una montagna.

3) E’ autobiografico questo libro? Ami davvero la montagna e perché?

Amo la montagna, come amo profondamente la Natura nella sua interezza, ma il libro non è autobiografico. Ovviamente faccio vivere al protagonista alcune esperienze che anch’io ho vissuto, nel corso della narrazione descrivo i paesaggi costieri nei quali vivo e includo tanti altri riferimenti personali, ma la storia raccontata è interamente frutto della mia fantasia e dell’esigenza di inserire, come faccio in ogni romanzo, una rielaborazione in forma narrativa delle conoscenze scientifico-filosofiche acquisite in anni di studio.

4) Ti identifichi con il personaggio di Virginio?

Più che identificarmi con lui, direi che egli è come io avrei voluto essere. Descrivo Virginio come «una creatura giovane e quieta, dal carattere umbratile e schivo, anche se aperto alla vita e all’amicizia», e che fino ai ventisette anni «era cresciuto con ingenue passioni senza aver mai conosciuto la nequizia». Il mio passato, invece, è stato tutt’alto che quieto, anche se mi accomunano al protagonista alcuni tratti caratteriali e l’aver sofferto molto per amore. Ma, come spiego nella Nota che chiude il romanzo, egli si rifugia tra i monti per sottrarsi alla sofferenza, mentre io mi sono abbandonato all’oblio sprofondando in squallidi vizi.

5) Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai in cantiere un altro romanzo?

Spero di riuscire a pubblicare entro l’anno un altro romanzo che ho terminato da qualche mese, e che dovrebbe avere come titolo Il mago, con sottotitolo: Protagonista è l’ignoranza. Inoltre sono a buon punto per una nuova opera, della quale ho steso in maniera definitiva alcuni capitoli.

6) Quali sono i libri che hai sul comodino?

Non ho libri, sul comodino, perché di notte non riesco a leggere: può sembrare una battuta, ma inizio le mie attività molto presto, al mattino, e arrivo a sera sempre mentalmente stanco. Leggo in prevalenza su un attrezzo che mi consente di stare in piedi e sul quale ci passo diverse ore durante il giorno. Dispone di un tavolinetto rialzato in cui ho fogli bianchi, sui quali scrivo pensieri che poi trasferisco al computer, e libri di diverso genere, dai manuali di saggistica ai testi di scienza o opere di filosofia, a seconda dell’argomento di cui sto scrivendo. Inoltre è sempre presente un volume di narrativa che leggo quando ho bisogno di riposare la mente, talvolta di qualche autore contemporaneo, ma in genere prediligo i classici della letteratura dell’Ottocento e del Novecento.

7) E altra domanda d’obbligo per noi di Zebuk, quali libri ti sono rimasti nel cuore nel corso degli anni?

Amo particolarmente due importanti premi Nobel per la letteratura come Hermann Hesse e Luigi Pirandello, dei quali ho letto e rileggo volentieri tutta la loro produzione artistica.

Grazie Enrico.

Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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