
Oggi abbiamo il piacere di presentarvi Simone Trivellini, autore di Il commesso con gli occhi di Van Gogh di cui vi abbiamo parlato recentemente.
Benvenuto Simone su ZeBuk, raccontaci di te.
Ciao e grazie per l’invito! Sono Simone Trivellini, un addetto alle vendite — che è il modo un po’ più elegante e politically correct per dire commesso. Il più normale tra gli eccentrici.
Creativo che va oltre il concept. Laureato per passatempo, giornalista per una stagione, scrittore e copywriter su commissione. Videomaker per passione, illustratore di immagini e storie, e a tempo perso conduco anche un programma radiofonico su Radioattiva.
Non sono un astronauta… per ora, mai dire mai nella vita.
Quando hai capito che volevi scrivere?
Credo di non averlo “capito” in un momento preciso. È stato più un bisogno che si è fatto strada da solo. Ci sono stati tanti episodi che sommati, hanno portato a sviluppare la mia passione per la scrittura. Se dovessi scegliere però cosa nell’adolescenza mi ha avvicinato, direi gli aforismi incorniciati appesi alle pareti della taverna Bukowski a Marina di Ravenna, il film Dead man di Jim Jarmush (in cui il personaggio protagonista è omonimo del poeta William Blake) e le mie prime letture che, perlopiù, venivano dalla narrativa americana e dai cannibali italiani. Poi ho tentato di capire se potessi scrivere attraverso i contest letterari e quando hanno iniziato a pubblicare i miei racconti, ho capito: forse potevo veramente scrivere un libro.
Il commesso con gli occhi di Van Gogh è il tuo romanzo d’esordio. Ci racconti come è nata questa storia?
Sono dell’idea che per raccontare qualcosa è necessario conoscere a fondo l’argomento. Ciò che mi sembrava più semplice era parlare dell’ambiente in cui lavoro, il supermercato. Un luogo che regala episodi e personaggi assurdi che difficilmente la fantasia può suggerire con una dovizia di particolari tanto ricca. All’inizio erano appunti, frasi, storie a metà. Poi, con il tempo il materiale si è accumulato e ovviamente ho rielaborato il tutto filtrando con una visione surreale delle cose e cercando di offrire uno spunto nel sottotesto che facesse riflettere sulla società consumistica.
Hai già qualche idea per un prossimo libro? Se sì, puoi anticiparci qualcosa?
Sì, sto lavorando a qualcosa di nuovo, ma è ancora in una fase molto embrionale. Posso dire che sarà diverso, forse più intimo. Mi sto prendendo il tempo per capire la voce giusta e il punto di vista da cui raccontarlo. Diciamo che sto raccogliendo pezzi di realtà per poi ricomporli con calma.
Domanda di rito per chi chiacchiera con noi: dicci il tuo libro preferito e quello attualmente sul tuo comodino.
Il mio libro preferito si intitola Aprimi Cielo di Alessandro Bergonzoni perché tocca una moltitudine di sentimenti e temi difficili da trattare senza essere mai banale e lo fa giocando con le parole. Sul comodino attualmente c’è Maria Valtorta “Il vangelo come mi è stato rivelato” e “M una metronovela” di Stefano Bartezzaghi.
Grazie Simone, a presto!








