Una bambola con gli occhiali, Maria Cristina Cesa

Era vecchia, ma ben conservata, sebbene i capelli non possedessero più l’originale lucentezza e il vestito avesse perso qualche battaglia contro le tarme e il tempo.
Aveva ancora le scarpine, e le calze e il vestito di seta e velluto blu, ingrigito e liso in diversi punti. La capigliatura biondastra con i boccoli era tipica di un’epoca passata, così come gli occhi di vetro, un po’ graffiati ma sufficientemente protetti dalle palpebre mobili, ormai quasi completamente prive di ciglia. Un braccio appariva molto lento, quasi sicuramente si era staccato dal corpo ed era rimasto al suo posto solo perchè costretto nell’abito.

 

Cosa succede alla vita di un piccolo antiquario di Roma quando un giorno, per caso, aprendo una scatola, si ritrova faccia a faccia con una bambola antica?
Accade che ne rimane affascinato.
E non può fare a meno di pensare a quella che, un tempo, era stato il gioco preferito di una bambina.
Una bambina come era sua figlia, quando sua moglie, anni prima, aveva deciso di lasciarlo portandosela via.

E quella bambola, dagli abiti consunti e il braccio da riparare, lo riporta indietro nel tempo.
Alla ricerca di sentimenti sopiti e nascosti in un angolo polveroso della mente.

C’era dell’altro in quella bambola, qualcosa che l’aveva spinto a prendersene cura, qualunque cosa quest’espressione potesse significare. L’avevano tirata fuori dallo scatolone che sarebbe altrimenti ammuffito in magazzino e l’aveva riportata tra i vivi.
Restaurare lei era diventato come restituire salute ad una persona, come se, facendo vivere la sua bambola, avesse potuto ridare energia ad una signora ormai stanca, che conosceva solo attraverso le asettiche paarole di un figlio troppo sbrigativo e poco attento alle piccole cose.

Insomma: prendersi cura di quella bambola era un po’ come prendersi cura di sua figlia.

Ma quella bambola ha una storia ben più importante da raccontare, anche se lui non lo sa.
A rivelarglielo sarà l’amico restauratore, testimone involontario di parte della vicenda.

Una bambola con gli occhiali è un romanzo che commuove e che fa star bene.

Perchè parla di sentimenti perduti, interrotti e poi ritrovati.

Ci porta per mano verso uno degli episodi più tristi della storia mondiale.
E lo fa con delicatezza.

E con uno sfondo di tutto rispetto: la Roma delle viuzze, delle botteghe degli artigiani e della gente semplice.

Devo ammettere che le descrizioni della città, delle persone sono così reali che ti sembra di essere a passeggio per Roma (e da romana espatriata mi sono pure un filo commossa!).

Insomma, mi sento di consigliare la lettura di questo romanzo.

Perchè racconta una storia semplice, un ritorno ai sentimenti quelli veri.

E perchè lo fa attraverso una bambola.

E forse, aprire la scatola dei propri ricordi, ogni tanto, può soltanto renderci più vivi.

 

 

Una bambola con gli occhiali
Maria Cristina Cesa
Ilmiolibro.it, 2013, 100 pag., € 1,00
ISBN 9788891044167

 

Silbietta
40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here