La lunga oscura pausa caffè dell’anima, Douglas Adams

Ogni particella dell’universo» continuò Dirk infervorandosi e cominciando a mostrare un certo sguardo spiritato «influisce su ogni altra particella, per quanto debolmente o indirettamente. Ogni cosa è interconnessa con ogni altra cosa. Il battito delle ali di una farfalla in Cina può influire sul percorso di un uragano nell’Atlantico. Se io potessi interrogare la gamba di questo tavolo in un modo che avesse senso per me o per la gamba del tavolo, essa potrebbe darmi la risposta a ogni interrogativo sulla natura dell’universo. Potrei porre a una persona qualsiasi, scelta a caso, tutte le domande che mi vengono in mente; e le sue risposte, o l’assenza delle risposte, sarebbero in qualche modo pertinenti al problema di cui sto cercando la soluzione. È solo questione di sapere come interpretarle. Anche lei, che ho incontrato in modo del tutto casuale, probabilmente è a conoscenza di cose che hanno un’importanza fondamentale per la mia investigazione, se solo sapessi che cosa chiederle, cosa che non so, e se solo me ne prendessi la briga, cosa che non voglio.

 

Se dico che questo libro è brutto, brutto, brutto si offende qualcuno? No, perché davvero più ci penso e più l’unica cosa che mi viene in mente è che è davvero brutto ma anche inutile e noioso. Senza capo né coda. Insomma brutto senza appello. Eh, lo so che suona drastico ma non trovo nulla da salvare in questa lettura. Ma andiamo con ordine.

Intanto tento di raccontarvi la trama che in soldoni è la seguente: una forte esplosione avviene all’aeroporto di Heathrow. Una donna, Kate, che si trovava in quel momento al banco del check-in si salva e una volta uscita dall’ospedale si mette sulle tracce dell’uomo grande e grosso conosciuto proprio quel giorno. Intanto il detective Dirk Gently indaga sulla misteriosa morte del suo cliente, cliente minacciato da una non specificata entità maligna e verde che ogni tanto andava a trovarlo. Durante le strampalate indagini si scopre che il fulcro della storia ha a che fare con i rapporti molto tesi tra Odino e suo figlio Thor che gira armato di martello e lo usa come se non ci fosse un domani. Insomma la solita diatriba padre-figlio ma portata a livelli mitici e alquanto sconclusionati.

Che dire? Innanzitutto la traduzione del titolo. L’originale recita: The long dark teatime of the soul che evidentemente non ha nulla a che vedere col caffè. Anche perché essendo la storia ambientata a Londra è più che logico che la bevanda più bevuta risulti essere il the e non il caffè. Anche se bisogna dire che nel libro il the è sorseggiato da alcuni dei più strambi dei personaggi che popolano la storia: un bambino letteralmente ipnotizzato dalla tv che prende a testate tutti quelli che provano a spegnerla e una divinità minore in vena di suicidio.

Lo stile di Adams è sempre ironico, surreale; alcune trovate sono abbastanza divertenti come la scena del capello sul frigorifero ma alla lunga questa ironia l’ho trovata stancante e portata all’eccesso. La trama mi dà l’idea di un minestrone in cui l’autore abbia buttato alla rinfusa tutto quello che gli veniva in mente.

Credo che se un romanzo definito umoristico non riesce mai a farmi ridere allora c’è qualcosa che non va: o io sono troppo cerebrale per questo genere oppure la scrittura presenta delle falle. A voi leggerlo e scoprire se concordate con me. Intanto eviterò come la peste i libri di Adams.

 

La lunga oscura pausa caffè dell’anima
Douglas Adams
Mondadori, 2011, p. 273, €. 10,00

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Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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