Le bambine che cercavano conchiglie, Hannah Richell

Ecco una recensione a due mani scritta da me e da Siby (staff e sottoscrittori) di un libro molto letto quest’estate.

“E’ come nel frutteto. Guardati intorno. Adesso non c’è molto da vedere, vero? Sembra tutto addormentato, addirittura desolato. Ma è tutto parte di un ciclo. Inverno, primavera, estate, autunno. Il vero amore, quello profondo, è così. Mette le radici, cresce e cambia forma. A volte sembra svanire, altre è in piena fioritura. Niente rimane uguale per sempre. Le cose cambiano, la vita va avanti. Ma se è vero amore, quello che unisce una famiglia, allora è sempre lì, che cova sotto la superficie, e aspetta solo di sbocciare di nuovo.”

Un libro che mi ha tenuta incollata fino all’ultima pagina, la storia di una famiglia distrutta da un grande dolore. Una storia molto triste che coinvolge chi la legge e rimane impressa.

La storia di una famiglia in cui si sono tre bambini: Cassie la maggiore, Dora e il piccolo Alfie.

Dopo la morte dei nonni il padre decide di andare a vivere nella dimora di Clifftops, nella casa dove è cresciuto.

Fino al giungere di una tragedia, Cassie e Dora autorizzate dalla madre ad andare sulla spiaggia perdono di vista il fratellino Alfie di tre anni che scompare e nonostante le ricerche non lo troveranno mai più.

Ogni componente della famiglia si sente responsabile ed ognuno nasconde un segreto nel cuore.

Tre donne fragili che solo il perdono potrà riunire. L’autrice alterna i racconti delle tre donne, facendoci vedere i vari punti di vista, quello che passa loro per la testa.

Un rapporto madre e figlie molto difficile, basato sui sensi di colpa, tre donne vicine ma molto lontane.

Ognuno affronta come può questo grande dolore.

Dora è fuggita dalla sua casa, sulle coste del Dorset per cercare di dimenticare quel giorno d’estate di tanti anni fa che ha cambiato la sua vita e quella della sua famiglia.

Ma quando Dora scopre di essere incinta decide che il momento di fuggire è finito e deve ritrovare i pezzi perduti della sua vita.

Mi chiedo se una madre può comportarsi come ha fatto la protagonista. Una mamma dovrebbe essere un punto di riferimento per i figli e non dovrebbe farli vivere nel rimorso e nei sensi di colpa per placare i suoi rimorsi.

Può sempre la stessa madre farsi travolgere dalla passione per un altro uomo e dimenticarsi dei figli?

Come può sopravvivere dopo aver causato tanto dolore?

Io da madre ne morirei. Alla fine capirà che l’unico modo per andare avanti davvero dopo aver perso anche l’amore del marito, e perdonare se stessa e gli altri, solo così dandosi un’altra possibilità si potrà ricominciare.

Le tre donne riusciranno a ricomporre i pezzi solo lasciando andare il ricordo di chi hanno amato e non sono riusciti a proteggere.

Buona lettura.

 

“Ho fatto i miei errori… ne ho fatti tanti. E adesso vivo con i miei rimorsi. Non ho capito ciò che avevo finché non l’ho perso.”

 

Angela

“Fin da quando era piccola, la casa le era sembrata magica, pittoresca per la posizione e incantevole per lo stile. Mentre si avvicina, le mura di pietra bianca riflettono la luce rosa scuro del sole pomeridiano, e Dora viene colta da un piccolo brivido. Non è il posto tetro che si ricordava e che appariva nei suoi sogni. E’ bellissimo. Continua a salire, e la casa entra ed esce scintillando dal suo campo visivo, dietro gli aceri e i biancospini. Riesce quasi a sentire suo padre che cinguetta tutto contento: “Il vostro palazzo vi aspetta!”.

Dora vive a Londra insieme al suo ragazzo. Sono una coppia felice ed affiatata. Tutto sembra andare bene finchè la ragazza non scopre di essere incinta. Quella che dovrebbe essere una notizia gioiosa diventa invece per Dora un peso da portare. Perché questa nuova vita che cresce dentro di lei la riporta a ciò che accadde in un’estate di tanti anni prima, l’estate in cui la sua famiglia si spezzò e nulla fu come prima. Per affrontare le sue incertezze sulla maternità e i suoi dubbi, Dora dovrà tornare nella casa nel Dorset, su quella spiaggia, riallacciare il rapporto con Helen, sua madre, e rintracciare sua sorella Cassie, altra depositaria dei segreti di quell’estate. Non sarà facile per le tre donne ritrovarsi.

Primo romanzo di Hannah Richell, Le bambine che cercavano conchiglie si è rivelato un libro ben scritto e piacevole. La trama scorre su due binari paralleli: il presente e il passato, alternando i capitoli e i punti di vista dei personaggi. Una storia sul perdono e sul diventare madre, sulle rinunce, sulle relazioni e sull’incapacità di accontentarsi. Le tre donne affrontano in modo diverso le conseguenze di ciò che accadde: Helen si è rifugiata nel silenzio, Cassie se n’è andata di casa senza voltarsi mai indietro mentre Dora, col passare degli anni, ha alimentato dentro di sé il senso di colpa facendosene schiacciare.

Il libro scava nella psicologia dei personaggi ben descrivendo le loro sensazioni e paure, il diventare adulte di Dora e Cassie, il disgregarsi della famiglia sotto il peso delle colpe. E’ anche un libro sugli anni felici dell’infanzia, le corse sfrenate in spiaggia, i giochi e il rapporto tra sorelle.  L’unica pecca che ho trovato è una fine frettolosa e un po’ troppo buonista, poco veritiera a mio parere. Per il resto è una lettura che consiglio: una bella storia, a tratti commovente, una storia ben scritta e ben raccontata. Buona lettura.

 

Siby

 

Le bambine che cercavano conchiglie
Hannah Richell
Garzanti, 2013, p. 416, € 18,60
Per acquistare:

Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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