Tropico del Capricorno, Henry Miller

Racconto questi fatti in breve e in fretta come mi vengono in mente; ho il ricordo affollato di particolari simili a migliaia, miriadi di facce, gesti, storie, confessioni tutte intrecciate e incastrate come una facciata allucinante di tempio indù fatta non di pietra ma d’esperienza della carne umana, un mostruoso edificio di sogno fatto completamente di realtà eppure non una realtà in sè, ma solo il vaso in cui si contiene il mistero dell’essere umano.

Irriverente, surreale, sfacciatamente sincero, scurrile. Un inno alla libertà d’azione, alla ricerca del proprio vero io e la critica spietata di una società tesa al guadagno che corre senza fermarsi mai a riflettere su se stessa.

Tropico del Capricorno è un romanzo autobiografico.
Romanzo difficile e controverso.
Difficile la lettura, difficile lo stile.
Un romanzo non per tutti.
Perchè ci vuole attenzione e passione nel leggerlo.
Perchè tu dici Miller e la maggior parte delle persone pensa che leggi roba sconcia.
Argomenti forti ci sono nel libro, ma in realtà la vicenda è una storia di crescita e affermazione di sè.
Miller racconta la sua decisione di diventare scrittore, di provare a scrivere.
Racconta la sua orribile esperienza lavorativa in una agenzia.
Racconta il suo matrimonio inesistente.
E racconta anche di sesso. Con tante donne. Donne di ogni tipo: belle, brutte, giovani, straniere.

Il libro è diviso in tre parti e, usando spesso salti temporali tra il presente e l’infanzia del protagonista e abbandonandosi a lunghi flussi di coscienza, racconta la vita a New York di Miller e la sua decisione di mettere su carta ciò che vede e sente.
Partendo dalla descrizione del lavoro nell’agenzia Cosmodemonic, Miller scrive pagine bellissime sulla spietatezza della ricerca del lavoro e sul lavoro stesso.
Lavoro dove tutti sono ingranaggi di un sistema che corre a perdifiato senza fermarsi mai, dove non c’è tempo per le persone ma solo per l’efficienza di un lavoro fatto bene e alla svelta.
Tutto gira veloce in questo libro: i pensieri del protagonista, i suoi ricordi, le sue azioni.
New York ti fagocita e devi essere più svelto delle sue mille tentazioni e luci per non venirne divorato.

Di nuovo la notte, la notte incalcolabilmente nuda, fredda, meccanica di New York nella quale non c’è pace, nè rifugio, nè intimità

E in questa prospettiva di vita veloce anche il sesso diventa un qualcosa da consumare senza troppi pensieri.
Si esce, si trova una donna e se è d’accordo si consuma un amplesso.
Sesso senza impegni, senza pretese.
Sesso quando si ha voglia e con chi ne ha voglia.

Pubblicato nel 1939 a Parigi, Tropico del Capricorno fu definito immorale e negli Stati Uniti d’America fu pubblicato solo nel 1961 quando una sentenza stabilì che non conteneva materiale osceno.
Colpa del linguaggio crudo. Linguaggio che però non si dilunga inutilmente nè insistentemente ma che chiama le cose col loro nome, con la loro volgarità quotidiana.
Miller scrive a getto, incurante della falsa moralità e del perbenismo americano che peraltro critica in più di una occasione.

Mai uomo ebbe umiliazione più grande di Montezuma; mai razza fu spazzata via con più ferocia di quella che toccò agli Indiani di America; mai terra fu violata in modo più schifoso e violento della California violata dai cercatori d’oro. Arrossisco se penso alle nostre origini, le nostre mani son sozze di sangue e di delitto.

Descrive ciò che vive senza filtri.
E ciò che scrive è talmente vero che ognuno può rapportarlo alla propria vita.
Oggi Tropico del Capricorno è considerato un capolavoro della letteratura mondiale.

Ho trovato questo romanzo impegnativo, da leggere senza distrazioni.
Bello, a tratti disturbante, vero, profondamente vero.
Una narrazione senza veli, una lunga immersione nei pensieri di Miller senza possibilità di emersione a prendere aria se non quando si arriva alla parola fine.
Buona lettura.

 

Tropico del Capricorno

Henry Miller

Feltrinelli, 2012, p. 283, €. 8,50

 

 

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SIBY
Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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