I film di Zebuk: La grande bellezza

La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare!

Una lunga sinfonia che partendo dal rumore di una giornata afosa, attraverso cori a cappella, trascina lo spettatore nella sfrenatezza convulsa di una festa romana. Un’orgia di colori, musica, voglie, desideri tutti concentrati su un terrazzo, tra pista e palchi, poltrone bianche e alberi stilizzati.

Inizia così La grande bellezza, con il compleanno del suo protagonsita assoluto: Jep Gambardella.
Un uomo che compie 65 anni, amato da tutti.
Un uomo di mondo, abituè dei salotti bene, dei locali trendy, delle persone che contano.
Jep è diventato famoso da giovane con la pubblicazione del suo primo ed unico romanzo, L’apparato umano.
Da allora vive della fama ricevuta grazie al romanzo e scrive per un giornale.
La sua vita è un turbine di esperienze sociali, di feste, una giravolta di visi, vestiti, giochi, tentativi di ospitare la festa migliore.
Una vita che si dipana di notte, tra giardini di antichi palazzi e sale di vecchia nobiltà, tra salotti sul terrazzo vista Colosseo e ristoranti dove anche gli ecclesiastici si danno convegni galanti.

La grande bellezza è uscito nella sale nel 2013 ed ha vinto il Golden Globe ed i Bafta ed ed è candidato agli Oscar 2014 come miglior film straniero.

Un film che definire bello è davvero riduttivo.
Fotografia, colonna sonora e interpretazioni eccellenti, Roma opulenta, liquida negli aranci dei tramonti, fragrante di ghiaia sotto i piedi e di fontanelle in pietra. Di suore bianco vestite, rossi cardinali, verdi giardini sull’Appia e ambigui locali notturni.
Una Roma che diventa non solo sfondo ma protagonista di quella dolce vita a cui si attaccano con le unghie e con i denti i tanti personaggi del film.
Una vita dolce, sicuramente all’apparenza, ma completamente vuota se si gratta la patina di superificie.
Jep è un uomo cinico e disincantato che conosce tutte le magagne della gente che frequenta e della società da essi composta ma ne è ancora affascinato pur sapendo che è tutto frutto di un grande inganno, un inganno che si perpetua ogni notte, l’inganno che rende significativo ciò che in realtà significato non ha

sono belli i trenini che facciamo alle feste, vero? Sono i più belli del mondo… perché non vanno da nessuna parte

Jep subisce allo stesso tempo l’incanto e il disinganno di quel mondo e quando gli si domanda perchè non abbia più scritto nulla la risposta possibile è una sola

ma perché hai scritto solo un libro?
sono uscito troppo spesso la sera!

Un film che mi è piaciuto tanto anche se si sentono opinioni discordanti, c’è chi lo ama e chi lo detesta.
Io l’ho trovato surreale, onirico, crudele ma anche poetico, appagante, affascinante.
Un film che risucchia lo spettatore nel viaggio verso il mito della bella vita che poi, alla fine, forse tanto bella non è e non è mai stata.
Buona visione.

SIBY
Francesca, 49 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

2 COMMENTS

  1. Mi rincuora leggere una critica positiva così attenta e intelligente a un film che ho apprezzato molto. A mio modesto avviso, le critiche negative che imperversano ovunque in rete, oggi più che in precedenza, dopo la messa in onda in TV del film, sono la cartina di tornasole della superficialità di molti, di troppi. l’italiano medio non è in grado di leggere fra le righe, di cogliere il vuoto di sproloqui pseudo intellettuali e l’eloquenza dei volti, dei silenzi, di cogliere il grottesco di uno stile di vita che addirittura ammira, invidia, cerca di imitare. Voglio essere magnanima con quanti, oggi, sui social network, lo hanno definito addirittura una “grande schifezza” o hanno dichiarato che non avrebbero retto a rivedere una seconda volta in TV la scena della festa, non li conosco, ne ignoro il livello culturale, ma non transigo su si proclama e viene riconosciuto critico cinematografico, colto…. sentir dire da un giornalista e scrittore (Pietrangelo Buttafuoco) su La7, (ottoemezzo della Gruber) che non ha capito, che si è annoiato, beh, è davvero deprimente.

  2. Grazie Maria Grazia. Concordo con te: il film è bellissimo, l’ho rivisto ieri sera e l’ho trovato ancora più incantevole della prima volta. Non capisco e non condivido tutte le critiche mosse alla pellicola, soprattutto da parte di chi il critico lo fa di mestiere. Credo che un critico dovrebbe anche essere in grado di mediare l’opera e renderla fruibile e comprensibile al vasto pubblico invece di condannarla senz’appello. I commenti negativi sui social mi hanno molto colpita perchè rivelano, purtroppo, l’ incapacità di capire, o almeno provarci, un pellicola che esula dal tran tran a cui ci hanno abituato. E questa secondo me è la cosa più triste.

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