I film di Zebuk: Man on Wire

Era arrivato il momento. Dovevo decidere. Spostare il peso dal piede ancorato all’estremità dell’edificio al piede ancorato al cavo…
Probabilmente, non so, probabilmente salire su quel cavo avrebbe significato la fine della mia vita ma d’altra parte era una cosa a cui non potevo resistere e non ho fatto alcun sforzo per resisterle. Il cavo mi chiamava…

Philippe Petit, francese, cresce con un’unica passione: fare il funambolo.
Fin da piccolo si arrampica dovunque.
Da ragazzo lo vediamo sui semafori, in bilico giocare con i birilli mentre pedala su un monociclo.
Poi iniziano le passeggiate in aria, per esempio tra i campanili di Notre Dame, o a Sidney tra i piloni di un ponte.
Philippe non si ferma davanti a nulla.
E progetta la sua traversata più memorabile: camminare su un filo teso tra le Torri del World Trade Center a più di quattrocento metri d’altezza.
Philippe non è solo in questa impresa pazza ed entusiasmante.
Con un gruppo di amici prova e riprova il percorso su un campo con le giuste misure.
Elabora un modellino, si fa nuovi amici che possano infiltrarlo nel cantiere delle torri ancora in costruzione e alla fine, in una memorabile mattinata estiva del 1974, passeggia sospeso nel cielo di New York.
Si inchina alla folla, alle migliaia di persone incantate da quello spettacolo straordinario, saluta e alla fine è costretto dalla polizia a scendere ed arrestato.

Man on Wire ha vinto nel 2009 l’Oscar come miglior documentario.
Si basa sul libro, scritto dallo stesso Petit, Toccare le nuvole.

Il regista ha intervistato Philippe, ha raccolto le testimonianze di chi c’era e mischiando sapientemente rari filmati d’epoca e ricostruzioni ha creato un documentario elettrizzante ed incalzante, da far tremare i polsi, di quelli che segui col fiato sospeso e gli occhi sbarrati magari scuotendo un po’ la testa perché quello che vedi sullo schermo non ti sembra possibile.
Philippe racconta con passione e con gli occhi che brillano quello che accadde nel’ 74, di come nacque l’idea delle Torri Gemelle e di quanti sforzi richiese metterla in pratica.
Perché l’idea era chiaramente una pazzia.
Bisognava tenere conto della sicurezza, come entrare nel cantiere senza farsi scoprire, di come tendere il filo tra le Torri, delle correnti che si creavano rendendo il filo instabile.
Quello che si percepisce in tutto il documentario e che arriva dritto in faccia al telespettatore è l’adrenalina e anche un po’ la vena di follia del funambolo.
Guardarlo passeggiare tranquillamente a quell’altezza, senza nessun tipo di rete salvavita, toglie il fiato ed emoziona non poco vederlo inchinarsi per salutare la folla sottostante.

Avrò visto questo documentario almeno dieci volte ed ogni volta riesce a conquistarmi la sua freschezza, l’entusiasmo di chi c’era, l’emozione che a distanza di anni ancora traspare sui loro volti mentre raccontano com’è andata.
Che dirvi di più? Vedetelo, vedetelo, vedetelo! Se non altro per sfatare il mito che i documentari siano noiosetti e seriosi.
E ricordate: anche l’idea più stramba diventa realizzabile quando crediamo in noi stessi.
La storia del funambolo Philippe è un inno alla gioventù, alla follia, alle imprese eroiche.
Una volta i cavalieri si armavano di lancia e sconfiggevano draghi sputafiamme, i gladiatori lottavano nell’arena ed incendiavano gli animi degli spettatori.
Philippe teneva tutti con gli occhi all’insù camminando in aria su un filo teso con un bastone in mano. Non è eroico ed affascinante tutto questo? Io credo proprio di sì.
Buona visione e buona passeggiata tra i cieli della Grande Mela.

Foto : it.wikipedia.org


SIBY
Francesca, 49 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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