I film di Zebuk: Central do Brasil

-Pensi che quello là sia un papà?-
-Come è fatto?-
-Quel tipo laggiù con la barba, pensi che abbia un figlio?-
-No, quello non ha la faccia da padre. Quello, invece, deve essere un padre, riconosco il tipo… mio padre era così. A casa era imbronciato, fuori era un pagliaccio. Un giorno mi hanno chiesto: tu sei la figlia di Sparaballe? S’inventava le cose, lo chiamavano Sparaballe. Sparaballe…pagliaccio.

Dora è una maestra in pensione.
Per arrotondare le entrate lavora alla stazione centrale, Central do Brasil, di Rio de Janeiro.
Dora scrive lettere per gli analfabeti: lettere d’amore, per la famiglia lontana, per cercare lavoro.
Ogni giorno arriva in stazione la mattina presto, sistema il suo banchetto e scrive fino al tramonto, riprende il treno e torna a casa.
Dora non spedisce mai le lettere per cui viene pagata.
La donna è cinica e piena di risentimento verso gli uomini.
Tornata a casa chiude le lettere in un cassetto dicendosi che le spedirà prima o poi ma, di fatto, lasciandole là.
Un giorno arriva in stazione una donna con il figlio: deve scrivere una lettera al marito lontano. Purtroppo la donna morirà poco dopo e il figlio si ritroverà solo nella grande stazione.
Dora lo porterà a casa e deciderà di accompagnarlo dal padre, in un lungo viaggio attraverso il Brasile, viaggio che trasformerà entrambi e restituirà alla donna la fiducia verso gli altri.

Central do Brasil è un film brasiliano del 1998 candidato all’Oscar come Miglior film straniero nel 1999.
Lo vidi per caso in un cineforum parrocchiale durante gli anni dell’università grazie ad un amico appassionato di cinema. Sala piena e silenziosa, completamente rapita dalla vicenda.
Una storia dura quella del film.
Lontano anni luce dall’immaginario europeo di un paese tutto carnevale e samba, Central do Brasil spalanca gli occhi dello spettatore su una Rio de Janeiro affollata allo stremo dove tutti corrono e non c’è tempo per l’umanità.
Una città dove bisogna lavorare, pagando il pizzo quando occorre, dove tutto ha un prezzo e dove si è pronti ad “affidare” un bambino come Josuè in cambio dei soldi per un televisore nuovo.
Eh sì Dora, la maestra in pensione, farà proprio questo.
Solo quando scoprirà che la coppia in realtà vende i bambini per non meglio specificati traffici avrà un ripensamento e deciderà di partire e accompagnare il bambino verso il Nord Est, mille chilometri di polvere e strade infinite percorse in autobus e camion, tra alberi stentati, stazioni di servizio e paesi al centro di ferventi feste religiose.

Un duplice viaggio quello dei due protagonisti che all’inizio non si piacciono nemmeno un po’ e che poi invece si scoprono affiatati e sempre più legati.
Viaggio duplice, dicevamo, perchè non solo è un viaggio reale attraverso quell’enorme paese che è il Brasile ma è anche un viaggio dell’anima nell’animo di Dora, diventata anziana e incapace di affetto e sempre più cinica, che riscopre il calore dell’affetto e quella bontà che credeva di aver perso per sempre.
Dora e il piccolo Josuè si separeranno non appena la donna troverà la famiglia del bambino.
All’alba Dora riprenderà l’autobus per tornare a Rio e alla sua vecchia vita ma con un cuore nuovo e scriverà per il piccolo Josuè una lettera indimenticabile.

Central do Brasil è un film bellissimo ed emozionante, ricchissimo anche visivamente grazie alla splendida fotografia e alla meravigliosa ed evocativa colonna sonora; peccato che sia difficile da reperire in italiano e che in tv non sia considerato degno di passaggio. Ma si sa, spesso le pellicole migliori cadono nel dimenticatoio. Buona visione.

http://youtu.be/pF8QAf7a2Js

SIBY
Francesca, 49 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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