
Ho l’impressione di fare finta, di fare finta su tutto. A me manca qualcosa.
Adele vive a Lille.
Frequenta il liceo e sogna di diventare una maestra d’asilo.
Ama la lettura e i professori che sanno interessarla e che sanno raccontare la letteratura e le sue storie rendendole vive agli occhi degli studenti.
Adele è una ragazza affamata: di cibo, di vita, di relazioni, talmente bella e noncurante da non essere consapevole dell’ascendente che ha sulle persone che le stanno intorno.
Frequenta da poco un ragazzo dell’ultimo anno, uno dei più carini della scuola.
Un ragazzo simpatico e piacevole ma che lei non riesce ad amare, non riesce a farsi bastare perché sente che manca qualcosa, che c’è un di più, necessario alla relazione, che le sfugge.
Sente che sta ingannando il ragazzo, e soprattutto se stessa, trascinando quel rapporto.
E proprio mentre va di locale in locale col suo migliore amico, Adele si imbatte in Emma e nei suoi strepitosi capelli blu, quegli stessi capelli blu che già una volta aveva intravisto per le strade di Lille e da cui non era stata capace di staccare gli occhi.
La sintonia tra le due ragazze è tangibile ed immediata.
Emma è una studentessa universitaria di Belle Arti, sicura di se stessa e delle sue scelte.
Le due ragazze faranno coppia fissa per anni anche se il loro amore sarà destinato a finire.
Quanto si può rimanere impressionati e colpiti da un film secondo voi?
Quanto si può essere travolti da una storia e dall’interpretazione dei suoi protagonisti?
Perché è questo il punto de La vita di Adele: la sua incredibile realtà e veridicità.
Lo spettatore si ritrova ad osservare dal di dentro la vita di Adele, catturato dal suo viso inquadrato costantemente da vicino, dai suoi lineamenti da bambina con le guanciotte paffute e la bocca imbronciata.
Adele coi capelli sempre scarmigliati, Adele che ama e si dibatte tra l’essere ed il vivere totalmente la sua vita.
Dall’altra parte c’è Emma e i suoi capelli blu, Emma con il suo sguardo dolce e i suoi disegni, ritratti di Adele di una bellezza unica.
La vita di Adele, tratto dalla graphic novel di Julie Maroh, ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 2013, un premio meritatissimo perché è un film che racconta una storia universale, una storia d’amore, in un modo straordinario che entra sottopelle allo spettatore.
Un film indimenticabile grazie alle sue interpreti e alla colonna sonora.
Due attrici la cui bravura è indescrivibile, così calate nei loro ruoli da far dimenticare di stare guardando un film.
Posso solo consigliarvi di vedere il film, in lingua originale è da togliere il fiato, perché è una di quelle rare opere d’arte perfette che capitano al cinema ogni dieci anni e che non possono non piacere.
Adele ama, vive, cresce, Adele è la storia di tutti noi con i nostri tentativi, sbagli e continua ricerca di un equilibrio in questa vita precaria ed in continuo cambiamento. Buona visione.








