Che ci importa del mondo, Selvaggia Lucarelli

Ed è davvero così. Una cosa semplice, l’amore. Il resto-ossessioni, ansie, struggimenti-è roba che ha a che fare con l’affanno. E l’amore felice non s’affanna. L’amore felice respira lentamente, a pieni polmoni. Avrei dovuto capirlo, quando mi credevo felice col fiato corto.

Viola Agen è una mamma single.
Separata dall’uomo più infantile e rancoroso del pianteta, vive col figlio Orlando di otto anni e un pupazzo di Godzilla.
Viola è un’opinionista tv in un programma quotidiano che si occupa di pettegolezzi.
Fa tv spazzatura insomma e non ne è orgogliosa ma bisogna pur vivere e quel tipo di televisione le permette di mantenersi.
Ha le sue fidate amiche del gruppo testuggine, un figlio adorabile e vorrebbe tanto un uomo al suo fianco ma diciamo che spesso incappa in storie che nulla hanno di buono.
L’amore però arriverà, proprio quando meno se lo aspetta, e scombussolerà le carte in tavola.

Capita che si inizi un lunedì abbastanza impegnativo di quelli che esci di casa e non sai quando torni, di quelli soprattutto in cui si va a vedere case in affitto sapendo e sperando che potrebbe essere quella giusta.
Capita poi di ritrovarsi in spiaggia, senza averlo programmato, in una spiaggia dove non si è mai stati prima e dove la fauna maschile è quanto di più bello mai visto.
E capita alla fine della giornata, in quell’ora che si tinge d’arancio e il vento cala e la luce azzurrina vela i volti, che si decida di tornare a casa e chiacchierando con un vicino di sabbia alla fermata dell’autobus ci si ritrovi a commentare il libro tenuto dal ragazzo in borsa e a sentirsi dire: Te lo presto, sono sicuro che ci rivedremo e che me lo ridarai!
Beh, io ringrazio quel ragazzo che così generosamente mi ha prestato il libro e la cui fiducia spero di ripagare presto restituendogli, in che modo ancora non lo so, il romanzo.
Ti ringrazio perchè il romanzo della Lucarelli mi è piaciuto e, forse, non me l’aspettavo.
La storia parte un po’ a rilento a dir la verità ma poi diventa inarrestabile e tra una risata e una lacrima si giunge alla fine delle quasi seicento pagine in men che non si dica.

Questa opera prima di Selvaggia Lucarelli ha un po’ il sapore dell’autobiografia: la stessa autrice è separata con un bambino e frequenta i saloti televisivi quindi la sua descrizione di cose e situazioni, magari portata un po’ all’estremo, riflette secondo me una realtà ben radicata.
Per il lettore è facilissimo identificare a chi si sia ispirata l’autrice nel ritrarre questa tv italiana così volgarotta e superficiale.
La Lucarelli descrive inoltre la difficoltà, per una donna intorno ai quaranta, non solo di barcamenarsi tra amici e vita quotidiana e lavoro ma anche e soprattutto il sentiero tortuoso e spinoso che porta, non dico al grande e unico amore, ma almeno a frequentare un uomo normale.
Eh sì perchè tra finti gay, finti etero, gay latenti, uomini ossessivi, sindromi di Peter Pan è davvero difficile trovare pace e trovare l’amore.

Che ci importa del mondo è un romanzo intelligente che in modo ironico e tagliente descrive bene la realtà quaotidiana.
Certo, alcune parti sono più riuscite delle altre, ma l’autrice ha uno stile che mi piace molto, soprattutto amo la bella lingua che usa, le frasi pungenti, i paragoni azzeccati e quel pizzico di cattiveria sparso qua e là che non guasta ma, anzi, aggiunge valore e verità a ciò che scrive.
Io non sono una fan della Lucarelli in senso stretto, so chi è ma non la seguo sui social o in tv quindi il mio giudizio sul suo libro è assolutamente scevro da qualsiasi simpatia a priori.
A me il libro è piaciuto e devo dire che è un bell’esordio.
Attendo il secondo fermamente convinta che potrà solo essere migliore.
Buona lettura.

Selvaggia Lucarelli
Rizzoli, 2014, p. 535, €. 18,50

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Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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