Mi sa che fuori è primavera, Concita De Gregorio

Cosa sei venuta a dirmi, Irina? Perché hai bussato qui?
«Vorrei che mi aiutassi, se puoi, a prendere le parole metterle in fila ricomporre tutti i pezzi che sento frantumati e dispersi in ogni angolo del corpo. Vorrei ricostruire i frammenti come si ripara un oggetto rotto, prenderlo in mano e portarlo fuori da me»

Irina Lucidi è la mamma di Alessia e Livia, due gemelline di 6 anni. È il gennaio del 2011 quando suo marito Mathias, dal quale si stava separando, sparisce con loro. Quattro giorni dopo Mathias si suicida sotto un treno in Puglia. Prima però ha lasciato un messaggio «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più». E da quel giorno, Irina davvero non le ha più riviste.

La recensione di Mi sa che fuori è primavera, Concita De Gregorio

Chi non ricorda questa vicenda? Io la ricordo molto bene. Forse perchè ero da poco mamma. Ebbene, Concita De Gregorio in questo libro cerca di trovare le parole adatte a raccontare questo dolore infinito, ricostruendo la vicenda passo a passo. E come al solito, ci riesce.

Un po’ come un dialogo, un po’ come un ricordo, Concita De Gregorio mette insieme un libro forte ma non scontato, da cui riemergono frammenti di vita della madre prima e dopo la sparizione dalle due bambine. Avrebbe potuto scivolare nel banale, ma lei non lo fa. Tra i giudizi della gente e errori investigativi, delinea una vicenda che ci ha solo sfiorato, e che in questa occasione ci entra dentro per non lasciarci più.

Questo è un libro che ho divorato in un giorno solo. Non riuscivo a staccarmene. Certe frasi mi sono entrate dentro come lame.

Temi che siano morte, in fondo lo pensi, a volte lo dici. Non hai i loro corpi, però. Il lutto in assenza del corpo è un’emorragia misteriosa e inarrestabile: hai sempre nuova linfa da perdere, si rigenera, non arriva mai il giorno in cui si estingue.

A un certo punto Irina osserva che in molte lingue c’è una parola mancante: quella che indica un genitore che perde un figlio. Non c’è in tedesco, francese, spagnolo, italiano. C’è invece in ebraico e indica l’assenza.

Ed è di assenza che si parla in questo libro, e di come si può trovare la felicità anche nell’assenza.

Il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. Vivo, il ricordo: vive loro nei pensieri. Dimenticare, nonna. Tu che hai camminato per un secolo lo sai che niente si dimentica ma tutto, a momenti, si deve poter prendere e mettere in un posto.

Mi sa che fuori è primavera
Concita De Gregorio
Feltrinelli, 2015, p. 122, €. 13,00
Disponibile in eBook a € 9,99

Acquistalo qui:

Classe 1983 anni, romagnola, mamma di due splendidi bambini e di una stella nel cielo. Programmatrice, lettrice e multitasking (o almeno ci si prova!) Mi piace la lettura da sempre, ho voluto una libreria ampia e spaziosa nella casa nuova, che accogliesse tutti i miei libri. A natale, stufo dei libri accatastati ovunque, mio marito mi ha comprato un ereader. Ed è stata la fine…..

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here