Un giorno di felicità, Isaac B. Singer

Sono nato nella città di Radzymin, vicino a Varsavia, capitale della Polonia, il 14 luglio 1904. Mio padre, Pinchos Menachem Singer, era un rabbino, un uomo molto religioso. Aveva la barba rossiccia, dei basettoni lunghi e neri e gli occhi celesti. Mia madre, che si chiamava Betsabea, era figlia del rabbino di Bilgoray, paese non lontano da Lublino. Aveva i capelli rossi e li portava corti; sopra aveva una parrucca, di quelle che usavano portare le donne religiose, molto osservanti, dopo il matrimonio.

Un giorno di felicità è il racconto della vita nel ghetto di Varsavia.
La famiglia Singer si trasferisce a Varsavia nel 1908.
Il padre è un rabbino.
La famiglia vive a via Krochmalna, in un quartiere poverissimo.
Sembrerebbe una vita dura quella nel ghetto.
Eppure i racconti di Singer sono tutto fuorché tristi.
Quello che emana dalle pagine del libro è un entusiasmo per la vita e tute le sue sfaccettature che contagia il lettore e lo travolge.
Un giorno di felicità sprizza gioia.
Le pagine sono intrise di vita quotidiana , usi e costumi degli ebrei.
Vi sono i racconti popolari, i detti, le credenze, la vita passo passo insomma.

Tacevamo nuovamente: all’improvviso udii lo stridio familiare di un grillo. Era forse lo stesso della mia infanzia? Certamente no. Forse era il suo pro-pro-pro-pronipote. Ma raccontava la stessa storia di allora, una storia vecchia come il mondo, e lunga come le buie notti invernali di Varsavia.

Singer osserva quel minuscolo microcosmo del ghetto e lo narra, inventa e reinventa e il lettore respira quell’aria e quei sapori.

Nel giorno della memoria ho scelto di parlare di Singer e in particolare di questo libro per due motivi ben precisi.
Innanzitutto Singer è il più grande scrittore yiddish di tutti i tempi ed è giusto ricordare ai giovani lettori la sua esistenza.
In secondo luogo credo che Un giorno di felicità sia un libro importante perchè affronta un aspetto della Shoah diverso dal solito.
Un giorno di felicità ci mette davanti a ciò che il nazismo ha eliminato dalla faccia della terra.
Un mondo di tradizioni che ora non esiste più.
Il nazismo l’ha portato via e Singer, con la sua prosa incantevole, lo fa rivivere per noi e leggendo ci si chiede come possa, l’insensatezza umana, concepire l’eliminazione di altri esseri umani.
Buona lettura.

Un giorno di felicità
di Isaac B. Singer
Bompiani, 2001, p. 155, €. 6,50

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Photo : corriere.it

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