Un assaggio di … La lettera, Kathryn Hughes

Adorava le piccole cose. Il debole ronzio di un enorme bombo peloso che svolazzava solerte di fiore in fiore, ignaro che dal suo compito dipendessero le sorti dell’umanità. Il profumo inebriante e la magnifica esplosione di colore dell’aiuola di piselli odorosi che aveva deciso di seminare nell’orto, preferendoli ai loro cugini commestibili. E poi suo marito che si massaggiava la schiena dolorante mentre concimava le rose senza fiatare, sebbene ci fossero mille altri compiti di cui avrebbe preferito occuparsi.

S’inginocchiò a strappare alcune erbacce e sentì la manina tiepida della nipote scivolare fiduciosa nella propria. Tra tutte le piccole cose, quella era la sua preferita, e ogni volta le regalava un sorriso e un tuffo al cuore.

«Che cosa stai facendo, nonna?» chiese la bambina.

Si voltò a guardare quel faccino adorato, le guance arrossate dal sole pomeridiano e il naso a patata sporco di terra. Prese di tasca il fazzoletto e glielo passò delicatamente sul viso. «Niente. Sto solo strappando queste erbacce.»

«Perché?»

«Be’, perché non devono stare qui», rispose lei dopo un istante di riflessione.

«Ah. E dov’è che devono stare, allora?»

«Da nessuna parte, tesoro. Sono soltanto erbacce.»

La bimba sporse in fuori il labbro inferiore, corrugò la fronte e poi disse: «Non è mica bello. Tutti devono avere un posto in cui stare».

Sul libro

Quanto può durare un ricordo? Tina se lo chiede ogni sabato, davanti ai vestiti usati che vende per beneficenza. E se lo chiede quando, in una vecchia giacca, trova una lettera che risale al settembre 1939. E che non è mai stata spedita. Chi saranno mai Chrissie, la destinataria, e Billy, l’uomo che nella lettera implora il suo perdono? Qual è la storia che li unisce? E che ne è stato di loro?
Inseguire quel ricordo ingiallito diventa ben presto per Tina una ragione di vita, l’unico modo per sfuggire a un marito violento e a un’esistenza annegata in un oceano di rimpianti. Con una passione e un coraggio che non sapeva neppure di avere, Tina inizia quindi a scavare nel passato, intrecciando ricordi arrossati dal sangue della guerra e confusi dalle nebbie del tempo. Inizia a lottare per cambiare. Per vivere, finalmente. Perché sa che aggrapparsi a quel ricordo significa non arrendersi, sfidare il destino, scommettere sulla propria felicità. E che non è mai troppo tardi per perdonare. Soprattutto se stessi.

 

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Mamma, lavoratrice full time, 45 anni, una figlia di 14 e la passione per la lettura ...

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