
“Il giorno in cui arrivò la buona notizia, Catherine trascorse le prime, poche ore dal risveglio trastullandosi con l’idea di buttarsi dalla finestra del suo appartamento. Trastullarsi è forse un termine troppo blando; in realtà aprì la finestra e si sedette sul davanzale, chiedendosi se quattro piani bastassero a garantirle la morte”
La mia recensione di A voce nuda, Michel Faber
Cinque cantanti sono in clausura in Belgio, nello Château de Luth per provare una composizione di un musicista italiano.
Due settimane in cui devono dividere tutto e passare insieme molto tempo.
I protagonisti sono tra loro molto diversi anche se credevano di conoscersi bene, ma scoprono che non è così.
Finale tragico, libro un po’ noioso che descrive soprattutto il viaggio interiore di una delle protagoniste, Catherine, moglie del capo coro, un po’ depressa che viene troppo protetta dal marito e che durante queste prove sente delle voci molto strane provenire dal bosco.
Alla fine è un racconto un po’ più lungo ma che ho faticato a leggere perchè un po’ noioso almeno per più di metà libro.
Buona lettura!
A voce nuda
Michel Faber
Einaudi, 2005, p. 115, € 9,90
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