Inchiostro e sensi: Mille gru, Yasunari Kawabata

Nell’Engakuji, Chikako aveva fatto in modo che fosse lei ad eseguire la cerimonia del tè, perchè Kikuji potesse osservarla. I suoi gesti erano stati semplici e sobri: egli conosceva vivido il ricordo di ogni particolare: gli scorrevoli di carta su cui posava l’ombra delle foglioline del tè, le spalle e le lunghe maniche del kimono di lei, i suoi capelli luminosi. E tuttavia non riusciva a ricordare il viso della fanciulla, sebbene rammentasse con chiarezza il percorso seguito nel tempio fino al padiglione interno, e ancora il panno rosso, il kimono e il fazzoletto di crespo “mille gru”.

Torno a leggere qualcosa di hot dopo un po’ di tempo, ne avevo voglia e questo libro era tra quelli in wishlist, dopo averlo scoperto tra i 1001 libri da leggere assolutamente nella vita: Yasunari Kawabata (1899-1972, premio Nobel per la letteratura nel 1968) è uno degli autori che mi intrigava di più ed ero davvero curiosa di affrontarlo.

Mille gru è un romanzo ricco di attenzione per i particolari, raffinato, in quel modo che solo i giapponesi a mio avviso sanno fare.
Parla di poche vite, così intrecciate e dettagliate che è un incanto leggerle e immergersi nei loro pensieri.
Parla di Kikuji – un giovane, di Chikako – ex amante di suo padre, di Fumiko – ragazza dolce e riservata che ha la sola colpa di essere figlia di un’altra amante del padre di Kikuji, la signora Ota.
Parla di amori delicati, di cerimonie del tè, di tazze sbeccate che contengono amore e passione, di fiori in giardino e di un furoshiki incantevole, stampato con un disegno di mille gru, bianco su fondo rosa.
Parla di vite vissute sulle tracce di altri, dei loro ricordi che si impongono e soffocano, di morte.

La visita di Kikuji era inaspettata, e Fumiko era scalza. Teneva i piedi celati sotto la gonna e conservava una posizione estremamente raccolta. I capelli, lunghi fino a cadere sulla stuoia, sfioravano la rossa coppa Raku.

Mille gru parla di amore, in tante diverse forme. Di erotismo. E lo fa nel modo delicato che amo di più, fatto di allusioni e di riferimenti, mai di descrizioni esplicite, di dettagli della bellezza di cui imparare a godere: paesaggi, armonie, momenti di contemplazione, piccoli oggetti di uso quotidiano a cui non diamo mai peso.

… come Fumiko aveva detto la mattina, al telefono, lo smalto bianco della coppa Shino aveva una lieve sfumatura rossastra; la si scorgeva solo osservando attentamente come fosse affiorata sotto il bianco.
L’orlo era marrone, e in un solo tratto appariva di colore più intenso. Doveva essere il punto in cui posava le labbra. Evidentemente era impregnato di tè, ma c’era un’ombra più scura che faceva pensare all’impronta delle labbra.
Che fosse quella la traccia indelebile del rossetto della Ota? …

Stimoli sensoriali che ci accompagnano verso una leggerezza riflessiva, piacevole e stuzzicante…

Il Giappone da sempre mi suscita emozioni intense, che si tratti dell’arte dei giardini, dei rituali preziosi e molto sentiti per la cerimonia del tè, del rispetto e della formalità in molte delle loro relazioni, della cura e dell’attenzione maniacale ma mai pesante per i particolari. Amore, passione e morte che si intrecciano, come le vite dei protagonisti, il racconto di un erotismo che dà spesso la sensazione di un “non completamente vissuto”, della lontananza dei protagonisti potenziali amanti, della difficoltà di un amore che spesso è troppo legato ad un ideale estetico.
Alla fine? Sentimenti contrastanti per questo romanzo: incanto per le descrizioni, rabbia per la storia in sé, che (non faccio spoiler!) avrei sperato si concludesse diversamente, una sensazione piacevole e un po’ sognante che mi porta a ripensare ad alcuni passi, di una bellezza immensa:

E ricordò il sole della sera sui boschetti del tempio Hommonji.
Il sole rosso della sera che sembrava scorrere fluido sulle cime degli alberi.
Il bosco che si stagliava nero contro il cielo al tramonto.
E quel sole che scorrendo, in alto, tra i rami, gli penetrava negli occhi stanchi.
A un tratto in quel cielo del tramonto rimasto nelle pupille di Kikuji, parve che volassero le mille bianche gru del fazzoletto della giovane Inamura.

Da leggere, assolutamente.

Mille gru
Yasunari Kawabata
SE (collana Testi e documenti), 2010, pag. 136, € 12,55
ISBN: 978-8877108616

Per acquistare:

Photo : catbirdinkyoto.wordpress.com

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