Parole e Musica: La vita che si ama. Storie di felicità, Roberto Vecchioni

La felicità non si definisce, c’è, c’è sempre, e non solo negli attimi che sconvolgono il cuore, me nella consapevolezza sognante e progressiva dell’esserci e non subirla, la vita. Si annuncia a lampi accecanti e fuggitivi, ma poi è lì, nella pioggia estiva, sottile, che non ti copre, che vuoi prenderla tutta, testa al cielo.

Quando parliamo di cantautori, molto spesso parliamo di poeti e di filosofi. Roberto Vecchioni è sicuramente uno di loro: un poeta, un filosofo, col suo carico di esperienza, di vita quotidiana, con le parole delle sue canzoni che tornano in mente mentre facciamo le cose di ogni giorno, mentre vediamo gli altri ridere

ridere ridere ridere ancora…

o mentre discutiamo con qualcuno delle varie forme dell’amore

forse non lo sai ma pure questo è amore

Con questo libro si inaugura una nuova rubrica per ZeBuk: Parole e musica.
Un’altra?!
Sì, perché sono diversi i cantautori e i musicisti che hanno cominciato a scrivere libri, perché le storie che raccontano non sono sempre e solo le loro biografie ma spesso sono fotografie e ritratti, istantanee che hanno dato lo spunto per una canzone, momenti particolari da ricordare. Perché alcuni di questi autori ci piacciono tanto e vogliamo farli scoprire anche a voi, che magari non li conoscete. O forse ne conoscete solo un lato.
Tra loro c’è Luciano Ligabue, c’è Jovanotti, ci sono Francesco Guccini e Vinicio Capossela, Francesco De Gregori, Bruce Springsteen, Franco Battiato, Roberto Vecchioni e altri che conosceremo strada facendo.

Oggi però parliamo di Roberto Vecchioni e del suo La vita che si ama.
Parliamo del racconto della sua vita, dei ricordi di vita con i figli e la moglie, dei suoi concerti, dei drammi e delle commedie che ha vissuto, del padre Aldo. Vecchioni parla dei suoi alunni (è stato insegnante di greco e latino per tanti anni, attualmente è docente di Forme di poesia in musica presso l’Università di Pavia) e della madre, parla di sua moglie e del suo amore per lei (“lei di una bellezza che le usciva dalla pelle”).
Inizia questo libro con una mail che è una dedica ai suoi figli:

Non ho scritto questo libro su di voi ma per voi. Io la felicità l’ho sempre sentita a fianco

e racconta loro il modo in cui ha scoperto e ricercato la felicità nella sua vita:

[…]
la felicità non è un teorema, non è un angolo acuto della vita, una bisettrice, un cerchio, o la quadratura del cerchio. La felicità è la geometria stessa.
[…]
Perché la felicità è lì, a portata di mano, lì che non dobbiamo farci chissà quali viaggi con la mente o frustarci l’anima per essere più in là, guardare il mondo dall’alto, metterci sopra le mani per crederci padroni. E a volte serve un capitano che raddrizzi un sogno ingannevole.

Così, seguendo e rivivendo con lui la sua vita e le sue canzoni, impariamo qualcosa di più anche noi di questo mondo che ci circonda, di come sarebbe opportuno affrontare anche il nostro viaggio: “un vero e proprio manuale su come imbrigliare la felicità”, viene definito questo libro, questo racconto di un “tempo verticale”.
Non a torto.
E se nella maggior parte dei casi quello che è accaduto nella sua vita lo ha affrontato guardando il lato positivo, a volte anche lui si è lasciato abbattere e deprimere:

Scrivi vecchioni, scrivi canzoni
che più ne scrivi più sei bravo e fai danè
tanto che importa a chi le ascolta
se lei c’è stata o non c’è stata e lei chi è?
Fatti pagare, fatti valere
più abbassi il capo più ti dicono di si
e se hai le mani sporche che importa

tienile chiuse e nessuno lo saprà

Ma poi, subito dopo, Roberto riesce ad attraversare la zona buia e ricomincia a sorridere, continuando quel “tempo verticale” che è “un tempo fatto di spazio, lo spazio che tiene uniti passato, presente e futuro”, un tempo fatto di ricordi e memorie di cui ha riempito più valigie, un tempo che è esso stesso la vera e propria felicità:

Mentiva Epicuro. Non si è felici nell’imperturbabilità, ma nell’attraversamento del vento e della tempesta.
Quando non c’è tocca immaginarla. Non è facile perché bisogna impararlo, questo immaginare e quando è giusto e quando è troppo e quando il cuore a metà del mosaico perde un pezzo e rinuncia, o dal castello cade una carta e si deve ricominciare tutto da capo.

In un periodo in cui sto riscoprendo la mia personale felicità, questo libro è arrivato a puntino. È arrivato quando avevo bisogno di quella spinta definitiva per buttarmi – come scrive lui – in quel tempo verticale, quello della ricerca di sé e di chi può completarci, quello in cui finalmente ci si rende conto che la vita stessa è la vera felicità e che le tempeste ci sono e ci saranno sempre, ma la felicità viaggerà sempre parallela a noi e siamo noi che dobbiamo tenerla d’occhio, pronti a saltarle addosso appena rallenta un po’:

“Sarete inevitabilmente esposti ai venti e alle tempeste”.
Eppure, conclude Vecchioni, “bisogna saperlo governare questo tempo, non naufragarci dentro”
(dalla Lectio Magistralis al Teatro Massimo di Benevento)

Una lettura illuminante, di quella filosofia pratica che fa bene, da consigliare ai ragazzi più o meno giovani, per imparare qualcosa di più della vita ma anche per conoscere uno dei più grandi cantautori italiani, le sue canzoni, un pezzetto della nostra storia e della cultura italiana.

La vita che si ama. Storie di felicità
Roberto Vecchioni
Einaudi (collana I coralli), 2016, pag. 168, € 16,50
ISBN 9788806230753

Photo : iosonomonoranza.it