La distanza tra me e il ciliegio, Paola Peretti

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Tutti i bambini hanno paura del buio.
Il buio è una stanza senza porte e senza finestre, con i mostri che ti prendono e ti mangiano in silenzio.
Io ho paura solo del mio buio, quello che ho dentro agli occhi.

Mafalda è una bambina di 9 anni di cui ci si innamora subito.
Ha spessi occhiali gialli e conosce a memoria Il barone rampante, il libro preferito del suo papà. In onore del libro di Italo Calvino, ha chiamato il suo gatto Ottimo Turcaret. Insieme a lui spesso si arrampica sul ciliegio che si trova all’entrata della scuola, per scappare ai maestri e ai compagni.

Su quel ciliegio sogna di andarci a vivere, proprio come il protagonista del Barone Rampante.
La realtà però è che tra qualche mese quel ciliegio non lo riuscirà più a vedere: il buio si sta impossessando dei suoi occhi, e presto, a causa di una malattia degenerativa, diventarà cieca.

Mafalda è spaventata dall’idea di non vedere più nulla, così tiene un diario segreto in cui annota le cose che non potrà più fare.

Grazie all’aiuto della sua famiglia, e dall’amicizia inaspettata con il bullo della classe, Mafalda impara a misurare la distanza dal ciliegio, e, spinta da una bidella un po’ dolce e un po’ severa, inizia a scrivere l’elenco delle cose che riesce ancora a fare.

Chi ha paura non vive, Mafalda.

Questa è la storia di Mafalda, ma è anche un po’ quella di Paola Peretti, che esordisce con questo romanzo proprio quando scopre di avere una grave malattia agli occhi.

Una storia che si legge tutta d’un fiato, con un po’ di tristezza, facendo il tifo per Mafalda, una bambina che ci insegna a vedere quello che ancora non c’è e a lottare per i nostri sogni.
Un romanzo per adulti ma adatto anche ai ragazzi, perché insegna che con coraggio si superano le avversità della vita.

La distanza tra me e il ciliegio
Paola Peretti
Rizzoli, 2018, 222 pag., € 18.00

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