Non volevo morire vergine, Barbara Garlaschelli

Ultima Modifica: Set 25, 2020

A Milano, in una giornata di ottobre del 1982, guardo fuori da una delle tante finestre della classe e vedo ragazzi e ragazze che passeggiano nel prato della scuola Una volta ero come loro. Camminavo, correvo, saltavo. Ora tutto è cambiato. Io sono ferma mentre loro continuano a correre, ignari del tesoro che possiedono: un corpo che risponde alla propria volontà.
E io non voglio morire vergine. Non sarà facilissimo.

La recensione di Non volevo morire vergine, Barbara Garlaschelli

Il 3 agosto 1981 la vita di Barbara cambia per sempre.

Ha 15 anni, è estate e l’unica cosa che vuole in quel pomeriggio è giocare in acqua.

Si tuffa nel solito posto dove si è immersa milioni di volte.

Stavolta invece le cose vanno male, sbatte ad una roccia e per lei inizia la sua seconda vita, quella sulla sedia a rotelle.

La mia opinione su Non volevo morire vergine, Barbara Garlaschelli

Non volevo morire vergine è il racconto del dopo incidente e di come Barbara non si sia lasciata sopraffare dalla paura e dalla sconforto.

Nel titolo infatti quel vergine non allude soltanto all’esperienza sessuale ma implica tutte le esperienze che una giovane donna può fare nella vita, esperienze che Barbara non si vuole vedere precluse solo perché il suo corpo ha smesso di camminare.

Grazie alla sua splendida famiglia e cerchia di amici, Barbara saprà realizzarsi diventando ciò che ha sempre desiderato, una scrittrice, e troverà anche l’amore.

Non volevo morire vergine è un inno alla vita, alla volontà, all’amore e all’accettazione di sé.

Perché nel momento in cui Barbara dice -io ce la posso fare- tutto diventa raggiungibile.

Buona lettura.

Non volevo morire vergine
Barbara Garlaschelli
Piemme, 2017, p. 199, €. 17,00

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