Admira e Bosko. Sarajevo 1993, Miriam Tahri, Andrea Roccioletti

Adesso.

Io sono l’assassino.

Sono certo che leggerai le prossime righe con alcune aspettative.

Forse speri che io ti racconti il mio punto di vista, alimentando la presunzione che tu possa accostarti alla mia vita, viverne le concatenazioni di cause, le scelte d’impulso oppure ragionate per giorni, e le contraddizioni, provando per me pensa oppure repulsione; in ogni caso per sentirti migliore, una volta girata l’ultima pagina. Non accadrà, e anche se con altrettanta presunzione per un istante pensassi di poterlo fare, non sceglierei mai di essere la lavandaia della tua coscienza.

Due ragazzi, lei musulmana e lui cristiano, tengono vivo il loro amore in una Sarajevo sotto assedio. Una narrazione a quattro mani, una scrittura veloce ma densa: una Giulietta e un Romeo contemporanei, e l’eterno conflitto tra odio e amore, in una storia vera del nostro recente passato che riverbera ancora oggi sul nostro tempo presente.

La recensione di Admira e Bosko. Sarajevo 1993 di Miriam Tahri, Andrea Roccioletti

Avevo 10 anni nel 1993 e ricordo vagamente le immagini dell’assedio di Sarajevo alla tv. Ricordo di aver letto sucessivamente alcuni articoli e qualche libro a riguardo ma, sono sincera, non conoscevo la storia di Admira e Bosko.
Sì, perché questo romanzo ripercorre una storia vera.

Admira Ismic era una ragazza musulmana. Boško Brkic era serbo ortodosso.
Si conobbero nel 1984 a scuola e si innamorarono.

Admira Ismic e Bosko Brkic
Admira Ismic e Bosko Brkic

Un amore sincero, puro, casto, visto non troppo bene ma mai ostacolato, neanche dalle famiglie.

Anche mamma ha pregato per Bosko. Sa benissimo che è cristiano ortodosso, ma per la prima volta ho avuto una conferma indiretta di qualcosa che ho sempre creduto, e cioè che le madri siano le mandatarie dell’amore universale di Dio sulla terra.

Admira e Bosko si vogliono sposare e vogliono vivere il loro amore.
Ma a Sarajevo scoppia la guerra. E la guerra è sempre brutta. Lo si vede negli occhi dei bambini che conoscevano, rimasti orfani, nell’odore delle macerie colpite…

Il 19 maggio del 1993, mentre cercavano di fuggire da Sarajevo, sotto assedio, attraversando il ponte Vrbanja, furono uccisi da 25 – venticinque! – colpi sparati dai cecchini serbi appostati sulle montagne circostanti.
Il primo a cadere fu Bosko. Admira riuscì a trascinarsi fino a lui e ad abbracciarlo prima di morire.
I loro corpi rimasero a terra per 8 giorni, stretti l’uno all’altro come monito, fino a quando un “cessate il fuoco” non consentì di recuperarli e seppellirli velocemente.

Solo 3 anni dopo fu data degna sepoltura ad Admira e Bosko nel Lion Cemetery (Il cimitero dei leoni) a Sarajevo, che è proprio di fronte al caffè dove i due si erano incontrati e avevano trascorso ore sognando un amore lontano dalle bombe e dall’odio.

Miriam Tahri e Andrea Roccioletti hanno deciso di raccontare la loro storia, in un libretto che si legge tutto d’un fiato. Le pagine infatti non sono molte e, cosa particolare, sono numerate al contrario, quasi fosse un conto alla rovescia per un finale purtroppo già conosciuto.

Poche pagine ma che entrano dentro e difficilmente vanno via grazie anche alla bravura della Tahri e di Roccioletti le cui mani si fondono alla perfezione regalandoci parti dure, tratti dolci e stralci lacrimevoli.

Un libricino per riflettere, per pensare a quanti Admira e Bosko ci sono ancora sparsi per il mondo.
Per pensare a quanto la guerra sia tremenda. Ma di come l’amore possa davvero vincere su tutto.
Un libro che mi sento di consigliare anche ai più giovani.

Gli autori: Miriam Tahri e Andrea Roccioletti

Miriam Tahri è nata ad Ortona nel 1995. Di origini tunisine, si è trasferita a Torino per frequentare Lingue dell’Asia e dell’Africa per la Cooperazione Internazionale, imparare il persiano e dedicarsi alla scrittura.

Andrea Roccioletti è nato nel 1979. Scrittore e artista. Alcune sue precedenti pubblicazioni sono Bravo a scrivere (Edizioni di Latta), Leo di Zervi (Iacobelli Editore), Il babau (Edizioni Chinaski), Diranno di me – la vera storia di Shaye Saint-John (Autori Riuniti).

Il ponte Vrbanja: il ponte più triste di Sarajevo

Il Ponte Vrbanja
Il Ponte Vrbanja

Il Ponte Vrbanja oggi è chiamato il Ponte Suada e Olga, ed è a Sarajevo sul fiume Miljacka.

Il 5 aprile 1992 Suada Diliberović e Olga Sučić, una studentessa bosniaca e una pacifista croata, vennero uccise dal un cecchino all’inizio dell’assedio di Sarajevo.
Il 19 maggio 1993, sotto i colpi dei cecchini, vi trovarono la morte anche Admira e Bosko,
Sullo stesso ponte fu colpito a morte il pacifista italiano Gabriele Moreno Locatelli il 3 ottobre 1993.

Oggi sul ponte si trova una targa commemorativa in ricordo di queste vittime innocenti, che recita “Kap moje krvi poteče i Bosna ne presuši” (“Una goccia del mio sangue scorre e la Bosnia non diventerà arida“).

 

Admira e Bosko. Sarajevo 1993
Miriam Tahri, Andrea Roccioletti
Autori Riuniti, 2019, 54 pag., € 6.00

Nicoletta
Classe 1983 anni, romagnola, mamma di due splendidi bambini e di una stella nel cielo. Programmatrice, lettrice e multitasking (o almeno ci si prova!) Mi piace la lettura da sempre, ho voluto una libreria ampia e spaziosa nella casa nuova, che accogliesse tutti i miei libri. A natale, stufo dei libri accatastati ovunque, mio marito mi ha comprato un ereader. Ed è stata la fine…..

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