Cani malati in Val Padana, Francesco Rago

Già. Io scrivo. Per il momento solo raccontini brevi. Mio padre dice che mi piace cincischiare con le parole. Per mio padre, che nella vita fa l’assicuratore, tutto ciò che non comporta un immediato profitto è un cincischiare. Mio padre è un pragmatico.

La recensione di Cani malati in Val Padana di Francesco Rago

Ruben si è appena diplomato ragioniere e sta cercando di capire cosa fare.
Intanto riceve l’invito a partecipare alla serata di premiazione di un concorso letterario a cui aveva partecipato con dei racconti.
Il ragazzo va pieno di belle speranze ed invece non solo non vince ma incontra una poetessa squinternata che si fa chiamare Fridhole.
Tornato a casa, il ragazzo decide di fare richiesta per il servizio civile pur di scappare alla naja.
Inizia così a lavorare all’ufficio oggetti smarriti e di sera esce con gli amici storici.
Una piccola casa editrice di Bologna accetta di pubblicare una sua raccolta di racconti e Ruben si trova catapultato in una realtà spesso assurda di presentazioni che deve organizzare, vendite che non partono, pubblicità e tutto ciò che riguarda il piazzare un libro.
Perché se il libro non vende che lo pubblico a fare?
La casa editrice Onesto infatti non è propriamente un colosso dell’editoria ma è appunto indipendente.
Questo in soldoni significa che si deve pensare a tutto e dimenticare i guadagni.
In tanta sventura però Ruben decide di iscriversi all’università e qui conoscerà il suo deux ex machina perché le conoscenze servono, soprattutto quando si vuole far leggere il proprio libro.

La mio opinione su Cani malati in Val Padana di Francesco Rago

Cani malati in Val Padana è un libro ambientato negli anni novanta che si ispira al genere Pulp per la scelta stilistica e il linguaggio.
Ed è piacevole per chi è nato nella metà degli anni settanta fare un tuffo in un passato che è in fondo dietro l’angolo ma che sembra lontano anni luce.
Ruben e le sue disavventure sono a volte paradossali e ridicole come possono esserlo situazioni in cui non è chiaro cosa si deve fare.
Perché Ruben si ritrova invischiato con questa casa editrice piccolissima che ha l’ufficio nel retrobottega di un negozio di scarpe ed ingenuamente ed in assoluta buona fede si fida del signor Onesto.
Non che Onesto sia un truffatore ma non ha fondi nè conoscenze che gli permettano di promuovere nella maniera adeguata un libro.
Attraverso il racconto di Ruben quindi il lettore non solo si diverte ma inizia anche a riflettere su cosa significhi oggi pubblicare un libro.
Da Cani malati in Val Padana esce chiaro il messaggio che senza le giuste conoscenze o la gusta casa editrice un libro, anche se buono, ha difficoltà a farsi conoscere.
E questo pone due domande su cui riflettere: che cos’è un libro senza lettori? E soprattutto è giusto che vendano di più i libri meglio pubblicizzati a discapito di quelli meno conosciuti?

Francesco Rago scrive una storia che tratteggia perfettamente la vita di un diciannovenne degli anni novanta diviso tra speranze e disillusioni ma che, un po’ per leggerezza un po’ per carattere, non si abbatte mai.
E alla fine Ruben avrà il suo riscatto tra gli applausi e gli hurrà del lettore che ha tifato per lui per tutto il tempo.
Buona lettura.

Cani malati in Val Padana
Francesco Rago
Ultra, 2019, p. 175, €. 14,00

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