Il nano, Pär Lagerkvist

Ho notato che a volte incuto timore. Ma è di se stessi che gli uomini hanno paura. Credono che sia io a spaventarli, e invece è il nano nascosto dentro di loro, quell’essere simile all’uomo, dal volto di scimmia, che leva la testa dal profondo della loro anima.

L’empatia è una delle caratteristiche della mia personalità con cui ho un rapporto di amore/odio da sempre: tendo a mettermi nei panni degli altri, a calzare i loro mocassini, a provare i loro sentimenti sempre. E se questo è un bellissimo dono, spesso, a volte (non così di rado) può metterti nei guai, impantanandoti in situazioni che fanno soffrire e non aiutano a vivere con serenità. Sarebbe importante saper controllare questo dono, in modo da prenderne solo la parte positiva, quella che ti fa capire i sentimenti degli altri e ti aiuta a dar loro una mano, giusto?

La recensione di Il nano, Pär Lagerkvist

Conosco bene il mio signore. Non che con questo pretenda di conoscerlo perfettamente. Ha un carattere piuttosto complicato, non tanto facile da decifrare. […] Non provo affatto nei suoi riguardi la soggezione che provano gli altri. Mi piace però essere al servizio di un signore capace di incutere soggezione. Non voglio negare che sia un grand’uomo. Ma nessuno è grande di fronte al proprio nano.

Una scrittura nervosa e tesa, piena di risentimento e rabbia, in ogni parola. Una narrazione che trasporta nel profondo del cuore buio e senza gioia di una persona ai margini. C’è cattiveria, malignità e una incredibile lucidità nell’occhio del nano che osserva e descrive e racconta la corte del suo principe. C’è lungimiranza nel suo modo di osservare i caratteri dei personaggi che lo circondano, le ipocrisie e le menzogne, i segreti e i tranelli che vengono orditi.

Non siamo di fronte ad un romanzo con una trama particolarmente interessante, ma ad una lucida analisi caratteriale, ad una radiografia del pensiero di un personaggio, che mette in mostra tutti i lati oscuri dell’uomo e della società.

Il mio parere su Il nano, Pär Lagerkvist

Tutti in realtà desiderano la guerra. Porta con sé una semplificazione che sentono come un sollievo. Tutti trovano che la vita sia troppo complicata. E lo è davvero, come la vivono loro. In sé e per sé la vita non è affatto complicata, si distingue invece per la sua grande semplicità. Ma pare che non arrivino a capirlo. Non capiscono che è meglio lasciare la vita com’è. Non la lasciano mai in pace, non possono fare a meno di impiegarla in una miriade di scopi strani. E tuttavia sentono che già il poter vivere è una cosa meravigliosa.

Se all’inizio di questo post ho parlato di empatia è perché leggendo Il nano mi sono – mio malgrado, stavolta – sentita il suo cuore nero nel petto.
E ho provato pietà per lui e per la sua malvagità, per il suo giudicare i vizi altrui, per l’aridità di cui è saturo il personaggio così ben descritto da Pär Lagerkvist. E ho giustificato la sua cattiveria, immaginando tutto quello che è potuto capitargli in un mondo duro e freddo come quello in cui si era trovato: fare “il nano del principe” in una corte italiana del Medioevo, tra intrighi e complotti di corte non deve essere stata una passeggiata, essere al suo totale servizio in ogni momento, schernito e deriso da tutti, non poter provare amore, non potersi confidare con alcuno tranne che con le pagine dure e piene di risentimento di un diario…

Credo che una lettura del genere possa aiutare a capire, solo se si è disposti a indossare i panni del nano, cosa si provi ad essere quelli diversi, e quali meccanismi violenti possa provocare l’essere emarginati e messi da parte, anche e soprattutto nella società attuale.
Credo proprio che potrebbe essere una buonissima lettura per i ragazzi delle scuole superiori.

Il nano
Pär Lagerkvist
Iperborea, 2017, p. 216, €. 16,00

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