Buona la prima. Venti prime volte che contano, Fabienne Agliardi

Il club dei Verri mi aveva dato l’idea: un libro sulle prime volte importanti, quelle che hanno segnato una tappa di vita. E da lì un bilancio come quello della Ripa di Meana, ma dai risvolti meno mondani, di cui i Verri sarebbero stati certamente orgogliosi.
Per cui, dopo aver scritto l’opera che mi varrà il Premio Strega e i diritti televisivi in trenta paesi, mi comprerò un attico in via Manzoni, andrò a cena sempre al Don Lisander e sarò sepolta al Famedi, vicino al mio Vate.
Con buona pace di Enzo Russo.

La recensione di Buona la prima. Venti prime volte che contano di Fabienne Agliardi

Durante lo Spritz dei Verri, aperitivo del giovedì che fa il verso al famoso Caffè dei fratelli Verri, gli amici chiedono a Maia il primo libro letto, quello proprio scelto da lei e non suggerito da altri.
E Maia, dopo un’iniziale vergogna, svela a denti stretti il famigerato titolo: I miei primi 40 anni di Marina Ripa di Meana.
Superato lo sbigottimento generale, Maia rimugina sulla serata e decide che scriverà anche lei un libro sull’onda di quello della Ripa di Meana: un libro sulle prime volte.

Comincia così il libro di Fabienne Agliardi, e da lì in avanti seguiamo le prime venti volte di Maia, un modo originale per narrare la vita della protagonista a Milano a partire dagli anni ottanta.
Venti prime volte che diventano un po’ le prime volte di tutti: il primo giorno di scuola, il primo morto o il primo film visto al cinema. E un elenco di foto alla fine di ogni capitolo a suggellare la memoria, da guardare e riguardare nel corso degli anni.

La mia opinione su Buona la prima. Venti prime volte che contano di Fabienne Agliardi

Leggere il romanzo d’esordio di Fabienne Agliardi è stato un po’ come fare un veloce ripasso della mia vita perché è impossibile non rispecchiarsi nelle sue prime volte.

L’autrice ha uno stile molto fluido che trascina il lettore rendendo il libro difficile da mettere via.
Inoltre alla Agliardi non manca un gran senso dell’umorismo e quindi si ride molto e di cuore anche perché è inevitabile, leggendo, ripensare anche alla propria esperienza trovando altri motivi per sorridere.
La narrazione riserva anche momenti di grande commozione e sentimento riuscendo a rimanere sempre in perfetto equilibrio tra la leggerezza e la serietà.

La lingua nel libro è tutto: la scrittrice sceglie con attenzione le parole, usando anche il dialetto all’occorrenza, crea paragoni, avvolge il lettore con una prosa ricca, effervescente, che rende particolarmente vivido, quasi disegnandolo, il racconto.

Ho trovato il libro godibile, piacevole e con quell’effetto Amarcord che non guasta mai.
Consigliato? Sì, perché bisogna sempre ricordare tutta la strada che ci ha portato ad essere chi siamo e Maia è l’amica perfetta per una passeggiata lungo il viale dei ricordi.
Buona lettura.

Lo spritz dei Verri

Ogni giovedì, alle 19.00, sulla pagina Morellini Editore si organizza lo Spritz dei Verri. L’autrice Fabienne Agliardi dialoga con i lettori, insieme ad alcuni ospiti d’eccezione, per raccontare la genesi del romanzo e parlare di volta in volta di aspetti diversi: i personaggi, la tecnica narrativa, l’ ambientazione.
Gli incontri, anzi gli aperitivi, sono l’ idea perfetta per conoscere il romanzo e soprattutto Fabienne. Io vi consiglio di seguirli.
Continueranno con due appuntamenti a luglio per riprendere poi a settembre.

Photo credits: Fabienne Agliardi

Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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