Mio papà scrive la guerra, Luigi Garlando

recensione-mio-papa-scrive-la-guerra

“Da piccolo ho giocato alla guerra. Allora la guerra era un ricordo fresco, una cosa di cui i genitori parlavano ancora. Tra ragazzini, si diceva, per prendersi in giro “scemo di guerra”. Erano chiamati così quelli che erano usciti scossi da un bombardamento, da una ritirata, dalla guerra.”

La recensione di Mio papà scrive la guerra di Luigi Garlando

Il 20 dicembre Livio Sala inviato speciale in Afghanistan viene sequestrato a Kabul insieme ad altri giornalisti.
Suo figlio Tommi una sera mentre cena con la madre viene a sapere dalla televisione che il padre è stato catturato.

Tommi scrive tutti i giorni al padre che si trova in prigione ed anche il padre scrive di nascosto al figlio delle lettere che non sa se potrà mai inviargli.

La prigionia del padre dura sette giorni tra narrazioni drammatiche ed avvincenti. Livio torna a casa dopo Natale e riabbraccia suo figlio e la moglie.

La mia opinione di Mio papà scrive la guerra di Luigi Garlando

“Ti sei messo a tavola con noi all’ora di cena. Capotavola, per la precisione. La tua faccia ha riempito per intero la televisione, mentre la signorina del telegiornale raccontava che erano stati rapiti quattro giornalisti, e uno è italiano. Tu, Papà”

La storia che ci racconta Garlando parla della guerra, della fortuna che abbiamo a vivere in pace, e della sfortuna che invece altri hanno che vivono tutti i giorni la guerra.

La guerra colpisce anche i bambini, anche se magari continuano a giocare, ma bisogna sempre avere fiducia, perché ci sono tante cose belle e tante altre brutte, bisogna sempre trovare la forza per superarle e andare avanti.

Molto bella l’introduzione di Toni Capuozzo.

Età di lettura dai 9 anni

Buona lettura!

Mio papà scrive la guerra
Luigi Garlando
Piemme, 2005, p. 110, € 10,50

Puoi acquistarlo qui:

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here