Le città di carta, Dominique Fortier

Emily è una città tutta di legno bianco posta in mezzo a praterie di avena e trifoglio. Le case quadrate hanno tetti spioventi, persiane azzurre che vengono chiuse al calar della sera e caminetti dai quali a volte s’infila un uccello che volerà di stanza in stanza, smarrito, con le ali piene di fuliggine. Piuttosto che tentare di cacciarlo, lo adotteranno per imparare il suo canto.

La recensione di Le città di carta di Dominique Fortier

Di Emily Dickinson non si sa molto.
Nacque ad Amherst, in Massachusetts, nel 1830, e tranne una breve parentesi dovuta allo studio non si mosse mai dalla cittadina.
Considerata la più grande poetessa americana, Emily ci ha lasciato le sue poesie e una sua fotografia.
La sua vita fu all’apparenza calma e senza scosse, tutta passata in quella casa che la vide bambina e poi adulta.

La mia opinione su Le città di carta di Dominique Fortier

Le città di carta è un romanzo molto interessante, sesta opera di Dominique Fortier.
La scrittrice racconta la vita della poetessa e anche un po’ della sua.
Vincolo e collegamento della narrazione sono le case: quella della Dickinson, la solida casa familiare, e le varie case abitate dalla Fourtier nel corso degli anni.

L’autrice racconta la biografia di Emily Dickinson in modo particolare.
Se desiderate un volume che indichi date, luoghi, incontri, produzioni questa non è la lettura adatta a voi.
Se invece volete un libro dalla prosa magica, sussurrata, capace di dipingere su carta il genio creativo della poetessa allora questo libro è perfetto.
Dominque Fortier scrive divinamente e crea un microcosmo dove Emily palpita, attende, crea, si nasconde.
Tutto è vibrante in questo volume.
Emily non parla attraverso le sue poesie, ce ne sono due, forse tre al massimo in tutto il volume e non sono nemmeno tradotte, ma la vediamo muoversi, impastare il pane e comporre, muovendo le labbra, versi veloci e acuti.
Emily chiacchiera, studia, osserva il mondo.
Abita la casa di mattoni ma soprattutto abita le sue poesie, scritte su minuscoli pezzetti di carta, ripiegate tante di quelle volte da essere non più grandi di un’unghia e gelosamente nascoste in fondo al cassetto della sua scrivania.

Emily non è nascosta, non è nemmeno reclusa. È nel cuore delle cose, nel punto più profondo di se stessa, raccolta, posata in equilibrio tra le api del giardino e le due Orse, la maggiore e la minore, che si accendono nel cielo al calare della notte, dritta come lo stilo di una meridiana.

Le città di carta è un libro che incanta, che sa di fiori, burro e legna e che vi farà gettare uno sguardo intimo tra le mura della casa di Amherst senza tradire la riservatezza di Emily.
Buona lettura.

Le città di carta
Dominique Fortier
Alter Ego, 2020, p. 192, €. 16,00

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