L’ultimo traghetto, Domingo Villar

Nei giorni che precedettero la scomparsa di Monica Andrade, un violento temporale colpì la costa della Galizia.

La recensione di L’ultimo traghetto di Domingo Villar

Monica Andrade scompare un venerdì mattina, almeno questo è quello che crede la polizia dopo aver visionato i filmati del porto.
Il padre della donna ha denunciato la sua scomparsa qualche giorno prima e se non fosse che l’uomo è un medico importante probabilmente la sua denuncia cadrebbe nel vuoto.
Perché in effetti non ci sono evidenze di un rapimento o di un atto cruento contro la donna.
Potrebbe essere semplicemente partita senza avvertire. In fondo la casa è in ordine, nessun segno di lotta o di effrazione, nessun comportamento strano notato dai pochi vicini.
Allora perché l’ispettore Leo Caldas sente che qualcosa non quadra? Perché indagando nei luoghi frequentati dalla donna: il porto, il paesino di Tiran, la scuola d’Arte, si rende conto che Monica era spaventata da qualcosa o qualcuno?

La mia opinione su L’ultimo traghetto di Domingo Villar

L’ultimo traghetto è il terzo volume della serie con protagonista l’ispettore Leo Caldas ed è un libro bellissimo. Geniale nella sua semplicità.
Perché L’ultimo traghetto racconta un’assenza e l’indagine per riempirla.
Monica è assente.
Non è scomparsa, non è stata uccisa.
Non è da lei non avvertire in caso di partenza, non è da lei non presentarsi a lezione il venerdì mattina pur sapendo che l’altro professore è fuori e dovendo seguire gli studenti, non è da lei lasciare il gatto da solo. Eppure Monica non c’è.

Senza corpo non c’è delitto ed è proprio questa una delle chiavi del libro e dell’indagine. Indagine che si rivela meticolosa, puntigliosa, che scava in ogni direzione, che ci restituisce la vita di Monica in tutte le sue sfaccettature creando un personaggio che nella sua assenza riempie le pagine di sé.

Domingo Villar scrive un giallo intenso, ricco di descrizioni. Possiamo immaginare le stradine di Tiran, il verde rigoglioso, l’acqua lucente oppure pesante di foschia, il fumo della pipa di Andrès il Vaporoso, che si innamorò di una sirena e decise di non partire più, la casetta di Monica, il gatto e i cani, il traghetto rumoroso di chiacchiere e motori, gli odori e il calore del laboratorio di ceramica.

L’indagine di Leo Caldas non sarà perfetta, ci saranno errori, ipotesi infondate e intuizioni salvifiche. E proprio questo rende la lettura un viaggio interessante perché lo scrittore non molla mai la presa. Se il lettore pensa di aver capito è perché Villar glielo fa credere. Mai capiterà durante la lettura di pensare – eh, ma questo si capisce!-

Villar scrive un giallo perfetto dove ci si sente sempre in bilico sull’orlo del precipizio, dove distrarsi potrebbe significare perdere indizi importanti.

Ora che ho finito L’ultimo traghetto non mi resta che leggere anche i due romanzi precedenti perché sono sicura che non mi deluderanno affatto.
Buona lettura.

L’ultimo traghetto
Domingo Villar
Ponte alle grazie, 2020, p. 640, €. 18,50

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