La casa dell’oppio, Su Tong

Quell’anno Yanyi aveva otto anni. Conficcò il bastone nel fango e ci si arrampicò sopra, il suo corpo, simile a una noce, oscillò assieme al bastone. Il crepuscolo incombeva sul suo zucchetto. La testa gli doleva, la fame scendeva dalla sommità del capo attanagliandogli il corpo. D’un tratto le sue orecchie si tesero, dalla stanza della madre udì giungere il pianto di un neonato. Pensò che fosse un gatto che miagolava.

La recensione di La casa dell’oppio di Su Tong

Il villaggio di Fengyangshu, nel Sud della Cina, è il luogo dove si svolgono le vicende narrate ne La casa dell’oppio.
Liu Laoxia è il capo famiglia e il padrone di tutti i terreni del villaggio e di tutti i lavoratori. La ricchezza della famiglia si basa sulla coltivazione e sulla vendita del papavero da oppio.
Quando nasce l’ultimogenito Chencao, figlio della moglie del padrone e del bracciante Chen Mao, Liu Laoxia è sicuro che da grande il figlio continuerà la tradizione di famiglia diventando anch’egli commerciante di oppio.

Siamo a cavallo della Rivoluzione Culturale e anche se Fengyangshu è un villaggio piccolo l’eco dei cambiamenti lo raggiunge cambiando radicalmente il corso degli eventi.

La mia opinione su La casa dell’oppio di Su Tong

Orientalia Editrice propone una nuova traduzione del romanzo La casa dell’oppio di Su Tong curata da Rosa Lombardi, già traduttrice della prima pubblicazione italiana; questa versione è più rispettosa dello stile e delle scelte linguistiche dello scrittore.

Su Tong, uno dei più importanti autori contemporanei cinesi, è considerato con questo romanzo una delle voci più rappresentative dell’avanguardia cinese. Il suo stile è asciutto e veloce e all’interno del romanzo la narrazione cambia spesso registro passando dal narratore esterno al dialogo al monologo interiore.

Apprezzo sempre molto i libri di Su Tong, di cui ho già letto Cipria e Mogli e concubine, da quest’ultimo Zhang Yimou trasse uno dei film più famosi della cinematografia cinese Lanterne rosse, e La casa dell’oppio mi è piaciuto molto. Non è un romanzo facile, a dispetto delle poche pagine, perché i continui cambi di registro possono essere fuorvianti all’inizio.
I personaggi sono tutti mossi unicamente da desideri primitivi: sesso, soldi, cibo, potere.
Infine c’è il papavero che si rivela anch’esso un personaggio, capace di ottenebrare la volontà diventando col suo dolce profumo parte indivisibile di Fengyangshu.

Nessuno si salva in questa storia dove la Rivoluzione arriva a distruggere un mondo già precario rivelandosi molto diversa da come si credeva.
Un libro che racconta la Cina rurale e contadina dove il lavoro e una scodella di riso sono le uniche cose che contano e dove il divario tra lavoranti e padroni è enorme e incolmabile. Bambini, mogli, braccianti, briganti, tutti fanno parte del mondo che palpita dentro Fengyangshu, un mondo all’apparenza immutabile ma scosso da odi e rancori, passioni e torpore.
Buona lettura.

La casa dell’oppio
Su Tong
Libreria Editrice Orientalia, 2018, p. 128, €. 12,00

Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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