Un pranzo a settembre, Irène Némirovsky

“Il passato”, mormorò.

La recensione di Un pranzo a settembre di Irène Némirovsky

In una calda giornata di settembre Therese fa compere in città: tovaglioli e fiori. Poi si reca nel piccolo ristorante di famiglia per pranzare. Il marito è partito per un viaggio di due giorni e la donna non ha voglia di restare in casa da sola tra i mobili coperti e il caldo soffocante.

Therese è una bella donna ma i quarant’anni iniziano a far sfiorire la sua bellezza e a volte la donna stenta a riconoscersi nel piccolo specchio che porta in borsa.

Giunta al ristorante viene a sapere che un vecchio amico, che non vedeva da prima di sposarsi, è di nuovo in città.
L’incontro con l’uomo per Therese diventa l’occasione per ripensare al passato e alle scelte compiute e rivivere per il fugace momento di un pranzo i sentimenti provati in gioventù per il vecchio amico.

 

 

La mia opinione su Un pranzo a settembre di Irène Némirovsky

Se c’è una cosa che Irène Nemirovsky sa fare è creare atmosfera e già dall’inizio percepiamo il caldo, il passo stanco di Therese, la cipria impalpabile stesa sul suo viso, gli odori del bistrot.

Therese è una donna che ama la sua vita ma quell’incontro inaspettato la spinge a rievocare, e forse a riportare in vita, sentimenti dimenticati. Probabilmente, dopo anni di matrimonio felice, il guizzo di un possibile ritorno di fiamma la fa palpitare o forse semplicemente rivedere una persona con cui abbiamo avuto un rapporto mai del tutto dichiarato – siamo forse stati amici, amanti, conoscenti? – rende il pranzo inaspettato un momento in bilico tra passato e presente, tra realtà e ricordo dove ogni parola detta potrebbe essere l‘eco di qualcosa che affonda nel passato.

Il volume è impreziosito dalle tavole di Mara Cerri che nelle loro pennellate evocano tutta la gamma di sentimenti che scuote l’animo di Therese.
Colori caldi, paesaggi aranciati, belletti abbandonati sul tavolo, occhi che si cercano senza afferrarsi mai e tutto intorno settembre, mese ebbro e carico di doni ma pronto già a dimenticarli per avviarsi nell’autunno.
E come settembre volge al termine e si trasforma così muta l’animo di Therese: il pranzo sul viale dei ricordi finisce senza un nulla di fatto, forse un tempo sono stati vicini ma adesso, a vent’anni di distanza, cosa rimane?

Un racconto che è davvero un gioiello di palpiti e pensieri reconditi, un viaggio nell’animo di una donna che si rende conto, improvvisamente, del tempo che passa e non torna più.
È piena di malinconia quest’opera e Therese, pur vivendo nel presente e amando il marito, in quella strana giornata di settembre davanti al passato redivivo, fa vibrare in me le stesse sensazioni di questi versi di Guido Gozzano – “non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state.”
Il passato non vissuto, proprio perché solo sognato, perdura nel presente e ci rimanda perennemente l’immagine di un tempo perfetto e felice. Un tempo lontano che non tornerà più e che, come il mese di settembre, tramonta intorno a noi.
Buona lettura.

 

Un pranzo a settembre
Irène Némirovsky
Terre di mezzo, 2024, p. 48, €. 14,00

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SIBY
Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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