
Fra il tutto e il nulla c’è una volontà che non appartiene a questo mondo
La recensione di Arcipelago familiare, Federico Platania
Jay è figlio di Daniele Fittipaldi e Aparajita Kanda. Ha vissuto a Roma ma poi è fuggito per inseguire qualcosa – o qualcuno – che forse non sa nemmeno lui. Suo padre era “il miglior ingegnere informatico della sua generazione”, almeno secondo il suo parere, ma per una sfortunata serie di eventi perse la sua occasione della vita (o forse no?) e pensò di cambiare aria trasferendosi a Londra, dove la vita aveva messo da parte una serie di sorprese proprio per lui…
Oggi – siamo nel 2033 secondo il diario di bordo – Jay sta aprendo il suo primo ristorante a Londra: Uttama. Ma papà Daniele non c’è, è apparentemente scomparso, e mamma Aparajita è anche lei lontana, persa nelle sue filosofie new age. Sta a Jay, a questo punto, provare a ricucire e tornare a legare i suoi affetti.
La mia opinionedi Arcipelago familiare, Federico Platania
Tanto per cominciare Uttama in lingua Gujarati significa Sublime.
Parte lento lentissimo, Arcipelago familiare. E non capisci dove voglia andare a parare. Poi però ti affezioni a questa umana quotidianità, al lavoro duro e ai pensieri, ai salti nel tempo e nello spazio di Jay che ricostruisce una storia, di Daniele che scrive i suoi diari, della vita travagliata di una famiglia qualunque.
E sorridi pensando al finale di questa storia, dolce, amaro, come solo la vita sa essere.
Buona lettura
Arcipelago familiare
Federico Platania
Fernandel, 2024, 156 pag., € 13.00








