
Per favore, trova una cosa qualsiasi che potrebbe essere ancora buona in te, il più piccolo frammento di dignità, e aggrappatici. Tieniti stretto con tutta la forza che hai e inverti questa spirale terrificante.
La recensione di La radice del male, Adam Rapp
Quante volte il male può sfiorarci senza macchiarci?
Se lo chiede Myra quando scopre che il ragazzo gentile, e forse famoso giocatore di baseball, conosciuto al diner ha sterminato la famiglia che abita di fianco a lei. E se lo chiede anche Alec, fratello di Myra, quando ricorda le attenzioni particolari dei preti nei suoi confronti.
Se il male è sempre in agguato, tra parenti, vicini di casa, sconosciuti incontrati per caso, come sceglie su chi appoggiarsi?
Il male è una voce che riusciamo a sentire solo noi, come per il marito di Myra a cui una luce ordina di compiere stragi, oppure è un vuoto da colmare per Alec che sequestra e uccide adolescenti per seppellirli dietro casa.
E come possiamo salvarci da tutto questo male?
Per Myra il lavoro è la salvezza, l’ancora a cui aggrapparsi insieme all’amore per suo figlio. Per Alec è mandare cartoline all’anziana madre, cartoline in cui dichiara le sue colpe ma in modo così velato che è difficile trovare il bandolo della matassa. Solo Myra, che dopo la chemio vede il mondo in modo più netto, intuirà la colpa di Alec ma non avrà il coraggio di andare fino in fondo.
Intorno alle vite di Myra e Alec, fratelli e personaggi principali della narrazione, c’è tutta la famiglia Larkin e la vita dei sobborghi, dal 1951 ai primi anni 2000.
La mia opinione su La radice del male, Adam Rapp
È un libro molto bello e Adam Rapp ha uno stile meraviglioso. La narrazione si muove lungo un arco temporale abbastanza ampio e spesso all’interno dei vari capitoli si incontrano digressioni. I personaggi vengono presentati in maniera approfondita anche se possiamo identificare alcune figure più preminenti: la madre Ava, i figli Myra e Alec, e Ronan, figlio di Myra.
La radice del male è una saga familiare e gli Stati Uniti che ci racconta sono un luogo intriso di violenza dove il male è ovunque ed è solo questione di fortuna non rimanerne vittime.
Mi è piaciuto molto questo libro. I personaggi sono tutti splendidi, drammatici e tormentati ma se per Alec il tormento sfocia nella crudeltà – a causa anche del non aver mai denunciato gli abusi- per Ronan la malattia mentale ereditata dal padre non si trasforma in violenza. Sia Alec che Ronan incontrano il male nella loro vita ma mentre Alec soccombe ad esso Ronan vi si oppone. La sua sarà una battaglia continua, suo figlio ha già i segni dell’insorgere precoce della malattia, ma non vuole perdere tutto ciò che per lui conta.
Adam Rapp ci ha regalato una storia che si legge tutta d’un fiato e scritta benissimo, un libro potente sulla colpa, il male e l’eredità e su come nessuna casa decorosa, nessuna domenica in chiesa, nessuna famiglia perfetta possa esimere l’uomo dall’incontro con il male e con le sue propaggini.
Buona lettura.
La radice del male
Adam Rapp
NN Editore, 2025, p. 496, €. 22,00








