A domani, ragazzi, Giovanni Pannacci

Il centro di Monaco era come sempre strapieno.
Elias camminava con passo nervoso lungo Marienplatz, schivando i tavolini dei caffè all’aperto, pieni di gente che beveva, rideva e postava storie su Instagram.
Il contrasto fra quell’atmosfera gioiosa e il caos che sentiva dentro era così forte da fargli salire una sensazione di rabbia.
Affrettò il passo, incassando la testa nelle spalle come per sfuggire a quella felicità che non gli apparteneva.
Attraversò Rindermarkt, costeggiò qualche bancarella di souvenir e si infilò in una strada più stretta, dove le risate si spegnevano e i negozi diventavano più anonimi.
Il traffico, i suoni e i colori vivaci di Marienplatz sembravano svanire dietro di lui.

La recensione di A domani, ragazzi di Giovanni Pannacci

Sei studenti affrontano l’ultimo anno di scuola tra interrogazioni, amori nascenti e amicizie complesse. Elias, Lisa, Gemma, Matei, Paula e Javier sono i protagonisti di questo romanzo: provengono da contesti diversi, ma condividono un bisogno profondo di essere ascoltati in una scuola che sembra aver smarrito il dialogo.

L’arrivo della nuova preside, la professoressa Squagliani, introduce una gestione autoritaria che soffoca le voci degli studenti, arrivando persino a negare il diritto alle assemblee. Questo clima di tensione spinge i ragazzi a reagire con creatività: organizzano una performance artistica che mescola linguaggi espressivi, citazioni letterarie e ironia, trasformando il dissenso in un atto di ribellione pacifica e collettiva.

La protesta finisce online e diventa rapidamente virale, attirando l’attenzione dei media e mettendo in crisi il sistema scolastico. Parallelamente, il romanzo scava nelle dinamiche personali dei protagonisti, mostrando fragilità, conflitti interiori e legami messi alla prova da scelte difficili.

I ragazzi impareranno che ogni rivoluzione ha un prezzo e che la libertà non è mai una conquista definitiva, ma un impegno quotidiano da costruire insieme, con responsabilità e consapevolezza.

La mia opinione di A domani, ragazzi di Giovanni Pannacci

A domani, ragazzi è un romanzo di formazione intenso e attuale, capace di raccontare l’adolescenza contemporanea senza indulgenze né stereotipi. Giovanni Pannacci restituisce con grande empatia una generazione fragile e combattiva, sospesa tra il desiderio di essere vista e la paura di esporsi davvero.

Uno degli aspetti più riusciti del libro è il modo in cui la scuola viene rappresentata: non solo come luogo di apprendimento, ma come spazio di potere, controllo e potenzialmente di crescita civile. L’autoritarismo della preside diventa il simbolo di un sistema che fatica ad accogliere il cambiamento e ad ascoltare le nuove generazioni, mentre la risposta dei ragazzi dimostra come la creatività possa diventare una forma di resistenza efficace e profondamente politica.

La scrittura è scorrevole, diretta, ma mai superficiale. Pannacci riesce a dare voce a ciascun personaggio senza appiattirlo, rendendo credibili emozioni, paure e slanci ideali. È un romanzo che parla ai ragazzi, ma anche, soprattutto, agli adulti: insegnanti, genitori, educatori, chiamati a interrogarsi sul proprio ruolo e sul valore dell’ascolto.

A domani, ragazzi è una lettura breve ma densa, che lascia qualcosa addosso e invita a riflettere su cosa significhi davvero educare alla libertà oggi.

A domani, ragazzi
Giovanni Pannacci
Fernandel, 2025, 144 pag., € 13.00

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Nicoletta
Classe 1983 anni, romagnola, mamma di due splendidi bambini e di una stella nel cielo. Programmatrice, lettrice e multitasking (o almeno ci si prova!) Mi piace la lettura da sempre, ho voluto una libreria ampia e spaziosa nella casa nuova, che accogliesse tutti i miei libri. A natale, stufo dei libri accatastati ovunque, mio marito mi ha comprato un ereader. Ed è stata la fine…..

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