
“Signor Santoro, la preghiamo di raggiungerci. Sua figlia si è sentita male a scuola”.
“Arrivo subito. Ma che le è successo? Come sta?”.
“Le spiegheremo tutto appena arriverà qui” continuò una voce monocorde all’altro capo del telefono prima di riagganciare.
La recensione di La città dalle finestre chiuse di Sara Notaristefano
Il padre di Gabriella viene chiamato una mattina dalla scuola perché sua figlia non si è sentita bene.
Siamo in una Taranto contemporanea, sospesa tra bellezza naturale e devastazione industriale.
Gabriella è una tredicenne dotata di una mente brillante, ideali forti e una sensibilità estrema che la rende diversa dai coetanei. Un mattino, si getta dal nono piano di un palazzo di fronte al liceo, lasciando sgomenti genitori, compagni, insegnanti e l’intera comunità, che si interrogano sul perché di un gesto così estremo.
I genitori di Gabriella iniziano a interrogarsi sul fallimento del sistema educativo che non ha colto i segnali del suo disagio, sulle amicizie ostili che l’hanno emarginata e su un linguaggio familiare forse incapace, pur in buona fede, di proteggerla davvero.
La narrazione scava nelle dinamiche quotidiane: i quartieri, i luoghi di ritrovo dei ragazzi, i rapporti familiari tesi, e mostra come il territorio influenzi profondamente le scelte individuali, amplificando solitudine, rabbia e senso di impotenza.
Credo di sapere quando accade la bellezza; accade quando sentirsi piccoli è piacevole. Quando invece mi sento piccola per timidezza o per vergogna non mi piace. Certo, a volte, le cose belle mi fanno un po’ paura perché penso che dovrò faticare tanto per fare, anch’io, un giorno, qualcosa di bello. E invece poi torno con i piedi per terra e mi rendo conto che non scriverò mai una canzone come Yesterday, non scriverò mai come Dacia Maraini né viaggerò tra le stelle come Samantha Cristoforetti. Chissà se riuscirò ad accontentarmi di me.
La mia opinione di La città dalle finestre chiuse di Sara Notaristefano
Questo è uno di quei libri che non si leggono soltanto: si subiscono, si attraversano, e poi restano addosso.
Da mamma di un adolescente che frequenta le superiori, questa storia mi ha colpito in modo particolarmente forte. Perché Gabriella non è un personaggio lontano: è una ragazza come tante, potrebbe essere la compagna di banco di mio figlio, la figlia di una mia amica, una presenza silenziosa nei corridoi di qualsiasi scuola.
E allora la domanda che rimbalza per tutto il romanzo diventa inevitabile anche per me: quanto vediamo davvero dei nostri ragazzi?
“Io conosco mio figlio, conosco mia figlia”. Quante volte abbiamo sentito frasi del genere da parenti, amici, vicini di casa? Quante volte abbiamo sentito persone adulte esprimere giudizi perentorie sui giovani? Tante, troppe.
Quante volte, davanti a tragedie come questa, si sente dire: “Era una brava ragazza”? Una frase che dovrebbe rassicurare e invece inquieta profondamente. Perché spesso significa che era educata, studiosa, magari anche brillante… ma non necessariamente felice, né ascoltata davvero.
Questo romanzo di Sara Notaristefano mette a nudo proprio questo scarto: tra ciò che appare e ciò che è, tra ciò che gli adulti credono di sapere e ciò che i ragazzi vivono in silenzio. Fa emergere il peso delle parole non dette, degli sguardi mancati, dei segnali ignorati o sottovalutati.
Come genitore, mi ha lasciato addosso una sensazione scomoda ma necessaria: quella di dover rallentare, osservare di più, ascoltare meglio, non dare nulla per scontato. Non accontentarsi di risposte rapide o superficiali.
Attraverso una scrittura limpida e profonda, l’autrice trasforma una tragedia privata in una riflessione collettiva sul ruolo degli adulti, sull’influenza del contesto e sulla fragilità dell’adolescenza. È un libro che invita a restare vigili, presenti, imperfetti ma autentici, perché a volte basta poco per fare la differenza tra un silenzio che si spegne e una voce che riesce a farsi sentire.
Buona lettura
L’autrice: Sara Notaristefano
Nata a Taranto nel 1980, ha vissuto a lungo a Merano (Bz), per poi tornare nella sua città natale, dove insegna Lettere nelle scuole superiori. Ha collaborato con Upad Merano e ha pubblicato diverse recensioni sul blog del semestrale di critica letteraria “Incroci”. Ha studiato canto moderno presso la Scuola Vivaldi di Merano e nel 2012 ha curato l’antologia di testi di canzoni d’autore “Note di poesia. Canzoni d’autore in lingua italiana, inglese e francese”. Dopo alcune pubblicazioni in opere collettanee, nel 2020 il suo racconto “Breve storia di ordinari alibi familiari” è stato selezionato tra i vincitori del Premio Velletri Libris; la giuria, presieduta da Nadia Terranova, le ha assegnato anche la Menzione speciale. Notaristefano ha pubblicato i romanzi “La composizione del grigio” (2021) e “I nomi di Melba” (2022), con il quale ha vinto il Premio Siderno e il Premio Fortuna Città di Bari.
La città dalle finestre chiuse
Sara Notaristefano
Les Flâneurs Edizioni, 2026, 362 pag., € 20.00








