Intervista a Giusy Amoruso

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Oggi su Zebuk una bellla chiacchierata con Giusy Amoruso, giovane scrittrice della casa editrice Flower-ed.

Benvenuta su Zebuk, Giusy! Ti va di presentarti ai nostri lettori e raccontarci un po’ di te?
Parlare di me non mi riesce sempre facile, tuttavia desidero presentarmi per come mi vedo allo specchio. Sono cresciuta a Milano e dopo essermi sposata mi sono trasferita a Roma, lasciando il mio lavoro da insegnante e intraprendendo nella capitale altre attività. Le mie passioni sono molteplici; coltivo la passione per la musica, ritaglio uno spazio settimanale dedicato al cinema o teatro, pratico sport con regolare frequenza e in particolar modo rientro nello sconfinato mondo dei lettori, ovvero, coloro che non potrebbero vivere senza libri. Quest’ultimi personalmente, rappresentano un’esauribile fonte di svago, nonché un prezioso rifugio dove rintanarmi. Ne consegue il mio bramoso bisogno di scrivere; concretizzare la mia fantasia e i miei pensieri in parole… così prendono forma i miei romanzi. Un’altra sfumatura tutt’altro che marginale del mio carattere riguarda la mia indole naturalista che mi spinge allo stretto contatto con la natura, al profondo quanto sconfinato amore per gli animali e a una spiccata sensibilità ecologica. Per non risultare tediosa mi fermo qui, sperando di aver illustrato un’immagine abbastanza completa della mia persona.

Hai sempre desiderato fare la scrittrice?
Desidero rispondere a questa domanda con due aneddoti della mia vita. Da piccola, inspiegabilmente per le attrattive di una bambina, ero affascinata dalle macchine per scrivere. Un ricordo indelebile che alberga nelle mie reminiscenze è un cartellone pubblicitario che ha stazionato per anni nella piazza del Duomo della mia città, dove la sagoma di una ragazza illuminata da faretti che ne esaltavano i movimenti dattilografici, era in grado di condurmi distante con la fantasia; immaginavo che ogni giorno scrivesse storie diverse e che tutti in piazza fossero in attesa di poterle leggerle. Risulterà alquanto strano come una ragazzina di quattro anni possa prendere come esempio di vita un personaggio irreale come la protagonista di un spot pubblicitario, ma oggi se chiudo gli occhi vedo me seduta al suo posto. L’altro episodio strettamente correlato al primo, è la mia innata e naturale predisposizione per la dattilografia, una “dote” emersa fin dai primi anni delle superiori, tutt’ora mi sorprendo di me stessa come i tasti della macchina per scrivere o dei computers siano impressi nella mia testa come la mappa delle mie mani. I professori stupiti dalla mia velocità e precisione mi spinsero a partecipare a gare dattilografiche e con mio grande stupore arrivai a concorrere per i campionati italiani. La morale di questo racconto non è voluta a evidenziare la mia praticità in questa materia, ma la mia ferma convinzione che sia strettamente correlata al voler essere una scrittrice; di questa passione desidero rimarcare non solo il mio sentirmi completa quando spiego le ali della fantasia, ma anche alla straordinaria sensazione di sentir scorrere sotto le dita i piccoli tasti alfanumerici, un piacere indescrivibile che appaga in toto il mio estro.

Quali sono gli scrittori che ti hanno influenzata?
A essere sincera non ho mai subito l’influenza di altri autori per scrivere le mie opere sebbene di alcuni, rispetto ad altri, ne apprezzi le straordinarie capacità e rilegga volentieri i loro scritti, tra questi mi è impossibile non menzionare Jane Austen, Edgar Allan Poe, Cassandra Clare, Carlos Ruiz Zafòn, Nera Riesco, J.R.R. Tolkien e Umberto Eco.

Il tuo primo romanzo Angeli dannati è davvero una storia intrigante ed appassionante. C’è di tutto: la storia d’amore, le passioni dei sedici anni e tanto fantasy. Come hai avuto l’idea per il libro?
Sono sempre stata affascinata dalla figura degli angeli, figure eteree dal fascino ipnotico e dalle storie d’amore, quindi ho pensato di associare queste mie passioni e destinare il romanzo a un pubblico adolescenziale, poiché i sentimenti provati in quella fascia d’età, vengono vissuti con un trasporto difficilmente riscontrabile negli anni, i primi amori, le delusioni, il valore per l’amicizia, i turbamenti, le speranze per il futuro, sono tutti racchiusi in una dimensione così prepotentemente innovativa, inaspettata e imprevedibile da lasciare la sua traccia dolce e amara nel percorso di ogni individuo. Il fantasy in assoluto è il genere che prediligo, poiché nel suo mondo sconfinato tutto può accadere e senza porre fine alla mia fantasia, mi permette di esprimere al meglio la mia creatività.
“Angeli dannati” è tutto questo: una grande favola d’amore.

Hai da poco pubblicato il seguito di Angeli Dannati. Puoi anticiparci qualcosa?
Con piacere. Ho sempre ritenuto “Angeli dannati” un grande prologo, una piattaforma per far conoscere i suoi personaggi e la sconfinata follia d’amore che si è perpetuata negli anni conducendoli a un esodo inevitabile. “Angeli dannati – il giudizio -” è una rivisitazione in chiave moderna di un’apocalisse che vede protagonisti non solo angeli o arcangeli; la lotta tra il bene e il male viene combattuta anche da altri altri personaggi che sono entrati dapprima in punta di piedi divenendo in seguito antagonisti indispensabili per lo scontro finale. Cavalieri dell’apocalisse, streghe, dei egiziani, spiriti senza pace, hanno reso con la loro presenza il romanzo particolarmente avvincente e diverso da tutte le classiche storie d’amore tra angeli e umani. La staticità dell’ambientazione della prima parte muta in maniera radicale nella seconda; Emma, la protagonista che narra in prima persona gli avvenimenti di questa straordinaria avventura, affronterà viaggi che la condurranno in luoghi dallo scenario suggestivo e misterioso, fino ad “atterrare” nella spettrale e inquietante isola di Poveglia, quinta dello svolgimento della resa finale. Trionferà il bene o il male, sta a voi scoprirlo…

E ora l’ultima domanda: quali sono i libri che Giusy ha sul comodino al momento?
In questi giorni sto leggendo due libri infinitamente diversi tra loro, potendo riassumere in due parole il classico e il moderno: “La lettera rubata e altre indagini” di Allan Poe e “L’inganno dell’oscurità” di Emma Holly.
Nel ringraziarvi per lo spazio che mi avete dedicato mi congedo, non prima di aver menzionato colei che credendo nelle mie capacità ha tramutato i miei sogni in realtà: la mia editrice Michela Alessandroni.

E noi ringraziamo te, Giusy, per la disponibilità e a rileggerci presto sulle pagine di Zebuk!

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