Il giro di vite, Henry James

Ultima Modifica: Giu 12, 2020

Ricordo tutto l’inizio come un succedersi di voli e di cadute, una piccola altalena di turbamenti giusti o sbagliati. Dopo lo slancio che, in città, mi aveva spinta ad accettare l’invito, passai un paio di giorni veramente pessimi da ogni punto di vista, nuovamente piena di dubbi e sicura d’aver commesso un errore. In questo stato d’animo trascorsi le lunghe ore del viaggio in una diligenza traballante e sobbalzante che mi portava alla fermata di posta dove avrei trovato una vettura della casa. […] Viaggiando a quell’ora, in una splendida giornata, attraverso una campagna in cui la dolcezza dell’estate sembrava offrirmi un amichevole benvenuto, ripresi coraggio e, mentre svoltavamo nel viale, avvertii un senso di sollievo che probabilmente altro non era se non la prova di quanto era stato il mio abbattimento. Forse avevo aspettato, o temuto, qualcosa di tanto melanconico che quello che mi accolse fu invece una piacevole sorpresa. […]

Siamo in Inghilterra. Precisamente nell’Essex. Una giovane signorina all’inizio della sua carriera come insegnante, accetta l’incarico di istitutrice per due bambini orfani dei genitori e tenuti in custodia dal giovane e affascinante zio. Due bambini angelici, come venivano descritti da tutti, ma che avevano a che fare con qualcosa di poco chiaro… e di davvero orribile…

Non conoscevo per niente Henry James ma questo libro, apparso magicamente sulla bacheca della mia biblioteca preferita, mi ha illuminato al riguardo: “Il giro di vite” è uno dei “Racconti di fantasmi” raccolti nel libro, ed è da qui che ho iniziato.

James ha uno stile incredibile, lento ma ricercato, che ti incolla alla poltrona e non ti fa allontanare dalle sue pagine per nessun motivo; sa descrivere ambienti e situazioni con parole e silenzi e ad un tratto è come se anche noi fossimo lì insieme alla protagonista:

Mi pare di udire ancora, mentre scrivo, il silenzio totale in cui si spensero tutti i rumori della notte. Le cornacchie smisero di gracchiare nel cielo dorato e l’ora amica smarrì per il momento tutta la sua voce. Ma nient’altro era mutato nella natura, a meno che non fosse per un mutamento che io vedevo con eccezionale chiarezza. L’oro stava ancora sospeso nel cielo, l’aria era limpida, l’uomo che mi osservava da sopra i merli sembrava un ritratto nella sua cornice.

La paura si insinua  e cresce ad ogni parola, ci fa scorgere ombre e movimenti, ci fa ascoltare il silenzio in cerca di un qualche accenno. I dubbi e le domande accompagnano tutta la lettura, in un susseguirsi di immagini poetiche che alternano pace, serenità e terrore. I fantasmi ci seguono, e anzi, come dice Virgina Woolf, hanno proprio origine dentro di noi: spuntano fuori all’improvviso, quando l’emozione prende il sopravvento e lo straordinario entra per un momento nell’ordinario.

E ancora una volta torna a fare una parte importante il ‘sospeso’, il ‘non spiegato’: un finale che apre a mille nuove domande, una nostra paura profonda che emerge e si propone come nuova soluzione al mistero, un fantasma che appare dal buio del nostro ‘mondo interno’. E’ proprio vero:

“[…] dobbiamo ammettere che Henry James ha vinto. Il raffinato, mondano, sentimentale vecchio signore, riesce ancora a farci avere paura del buio.” [tratto dal saggio introduttivo di Virginia Woolf all’edizione]

IL GIRO DI VITE in RACCONTI DI FANTASMI
Henry James
Einaudi (collana I Classici), 2005, p. 683,  €. 14,00
ISBN 9788806177140

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