La battaglia, John Steinbeck

“Voglio vedere,” disse Burton. “Se vi tagliate un dito e gli streptococchi entrano nella ferita, c’è una gonfiezza e un dolore. Il gonfiore è la lotta del vostro corpo, il dolore è la battaglia. Non potete dire chi vincerà, ma la ferita è il primo campo di battaglia. Se le cellule perdono il primo scontro i germi invadono e il combattimento si estende al braccio. Mac, questi vostri uomini sono simili all’infezione. Qualcosa è entrato nell’uomo, una piccola febbre si è sviluppata, e le glandule linfatiche sono all’opera. Io debbo vedere, e perciò debbo essere dov’è la ferita.”
“Uno sciopero è una ferita?”
“Sì. Gli uomini raggruppati prendono sempre qualche infezione e questa pare piuttosto seria. Voglio vedere, Mac. Voglio osservare questi gruppi perché essi mi appaiono come un nuovo individuo, non come un insieme di uomini. Un uomo in gruppo non è più se stesso; è la cellula di un organismo, che non è lui come le cellule del vostro corpo non sono voi. […]”

La trama

Il racconto di uno sciopero. Siamo nel pieno della Grande Depressione che ha travolto gli Stati Uniti negli anni Trenta; un attivista del Partito (ndr: il Partito Comunista Americano, che non viene mai citato esplicitamente nel romanzo) cerca di organizzare e guidare i braccianti raccoglitori di frutta in sciopero in una vallata californiana, tra picchetti organizzati, approvvigionamenti di cibo per gli scioperanti, racconti di zuffe e situazioni pericolose.

Una parte molto importante – anche se non da protagonista – la fa Doc Burton, un medico che presta il suo servizio nel campo degli scioperanti, nonostante non sia un loro simpatizzante, e si assicura che questo non venga sciolto con il solito pretesto delle carenze igieniche.

Protagonisti assoluti di questo racconto sono le menti e i cuori degli uomini quando si comportano non come individui e responsabili e padroni di sé ma come membri di un gruppo.

Le impressioni

Aldilà delle opinioni politiche che ognuno di noi possa avere, La battaglia è – dal lato obiettivo – una denuncia fortissima di una situazione ancora attuale, per certi versi. Un racconto che ha una forza e una capacità di coinvolgimento impressionanti e che si serve dei dialoghi ‘forti’, crudi, spesso volgari dei braccianti per rendere ancora più penetrante il messaggio dello sfruttamento che di certe classi viene fatto sia da chi è a loro favore sia da chi gli è contro.

L’argomento del comportamento del “corpo intero formato da tante cellule” è affrontato nei minimi particolari e affascina chi non lo conosce. Ti porta ad osservare le cose da un altro punto di vista, più distante e obiettivo, forse. Più freddo. Come lo farebbe un medico.

Sto ancora cercando di capire il mio personale giudizio su questo libro: è la prima opera che leggo di Steinbeck, che non conoscevo affatto; mi ha colpito molto per come usa i dialoghi, brevi, crudi. Le descrizioni sono poche e appena accennate, ma forniscono subito un quadro molto chiaro della situazione.

Un libro da leggere, di sicuro. Ma non posso ancora dire se questo libro mi sia “piaciuto” oppure no. Forse c’è bisogno di far lavorare le sue parole ancora un po’, di farle scavare e di aspettare una reazione nei tempi lunghi…

LA BATTAGLIA
John Steinbeck (traduttore: Eugenio Montale)
Bompiani (collana I grandi tascabili), 2000, 314 pag.
ISBN: 978-8845245282

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

11 COMMENTS

    • Per me è stato il primo incontro. E ho letto da qualche parte che non sembrerebbe un libro scritto da lui. Questa cosa mi ha intrigata e allora leggerò altro di Steinbeck, per capire meglio…

  1. Il suo capolavoro è Furore ma a me è piaciuto anche tanto La valle dell’Eden ( sì quello da cui hanno tratto il film con James Dean).

      • C’erano dubbi che tu non li avessi letti? 🙂 Il mio preferito rimane Uomini e topi, ma anche i pascoli del cielo e pian della tortilla non sono male!

      • bellissimerrimi! furore ha una portata che va oltre la letteratura, a mio avviso! la valle dell’eden è bellissimo! uomini e topi meno, secondo me. vi consiglio caldamente anche pian della tortilla, vivolo cannery e l’inverno del nostro scontento! soprattutto quest’ultimo, stupendo! ed è uscito anche un paio di mesi fa un inedito (in italia), che si chiama c’era una volta una guerra, ed è una raccolta di articoli scritti da lui come reporter di guerra per herald tribune, da italia e inghilterra.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here