Fiabe Italiane, Italo Calvino

Per due anni ho vissuto in mezzo ai boschi e palazzi incantati, col problema di come meglio vedere in viso la bella sconosciuta che si corica ogni notte al fianco del cavaliere, o con l’incertezza se usare il mantello che rende invisibile o la zampina di formica, la penna d’aquila e l’unghia di leone che servono a trasformarsi in animali. E per questi due anni a poco a poco il mondo intorno a me veniva atteggiandosi a quel clima, a quella logica, ogni fatto si prestava a essere interpretato e risolto in termini di metamorfosi e incantesimo: e le vite individuali, sottratte al solito discreto chiaroscuro degli stati d’animo, si vedevano rapite in amori fatati, o sconvolte da misteriose magie, sparizioni istantanee, trasformazioni mostruose, poste di fronte a scelte elementari di giusto o ingiusto, messe alla prova da percorsi irti d’ostacoli, verso felicità prigioniere d’un assedio di draghi; e così nelle vite dei popoli, che ormai parevano fissate in un calco statico e predeterminato, tutto ritornava possibile: abissi irti di serpenti s’aprivano come ruscelli di latte, re stimati giusti si rivelavano crudi persecutori dei propri figli, regni incantati e muti si svegliavano a un tratto con gran brusio e sgranchire di braccia e gambe.

Italo Calvino per me, da quando ero bambina, è sempre stato sinonimo di Fiaba.
Poi, nel corso degli anni, ho avuto modo di conoscere anche la sua produzione adulta.
Ma ogni volta che penso a lui, la mente torna alle Fiabe Italiane.
Sono un binomio indissolubile.
Sarà per il fatto che trascorse due anni di studio e full immersion nel mondo della fiaba della tradizione popolare.
Sarà per il suo enorme lavoro di trascrizione dal dialetto.
Ma queste Fiabe conservano un fascino senza tempo.
E per me Prezzemolina, Giovannin senza paura, L’amore delle tre melagrane, Il re vanesio, Cric e Croc, rappresentano una parte felice della mia infanzia.
Quella stessa parte che, a trent’anni di distanza, mi piace condividere con mia figlia.

Insomma.
Affrontare la lettura delle Fiabe Italiane ha un duplice vantaggio:
aiuta ad unire l’Italia attraverso la lettura di fantastiche avventure…e ci consente, anche se per poco, di ritrovare quella spontaneità che solo l’infanzia sa conferire.

Fiabe Italiane
Italo Calvino
Mondadori, 1956, 3 volumi

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

1 COMMENT

  1. E’ così un po’ per tutti noi di questa età, credo… Io le leggevo su I Quindici e la mia preferita era Zio Lupo.
    Ora aspetto che arrivi sera per rileggerle con la PM! 😀

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