Il cavaliere inesistente, Italo Calvino

Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l’esercito di Francia. Carlomagno doveva passare in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano li; faceva caldo; era un pomeriggio di prima estate, un po’ coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in pentole tenute a fuoco lento. Non è detto che qualcuno in quell’immobile fila di cavalieri già non avesse perso i sensi o non si fosse assopito, ma l’armatura li reggeva impettiti in sella tutti a un modo. D’un tratto, tre squilli di tromba: le piume dei cimieri sussultarono nell’aria ferma come a uno sbuffo di vento, e tacque subito quella specie di mugghio marino che s’era sentito fin qui, ed era, si vede, un russare di guerrieri incupito dalle gole metalliche degli elmi. Finalmente ecco, lo scorsero che avanzava laggiù in fondo, Carlomagno, su un cavallo che pareva più grande del naturale, con la barba sul petto, le mani sul pomo della sella. Regna e guerreggia, guerreggia e regna, dài e dài, pareva un po’ invecchiato, dall’ultima volta che l’avevano visto quei guerrieri.

Scritto da Calvino nel 1959, Il cavaliere inesistente è il terzo antenato della “trilogia araldica”, dopo Il visconte dimezzato e Il barone rampante.

Ci troviamo in un periodo fantastico del Medioevo: la storia è raccontata da suor Teodora, che ha ricevuto dalla madre badessa il compito di scrivere come penitenza:

“Questa storia che ho intrapreso a scrivere è ancora più difficile di quanto io non pensassi. Ecco che mi tocca rappresentare la più gran follia dei mortali, la passione amorosa, dalla quale il voto, il chiostro e il naturale pudore m’hanno fin qui scampata. […] Dunque anche dell’amore come della guerra dirò alla buona quel che riesco a immaginarne: l’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla. (cap. VI)”

Agilulfo, il nostro protagonista, è un valoroso cavaliere di Carlo Magno, sempre pronto a combattere per la santa causa; è portato verso la perfezione, la nobiltà d’animo, la razionalità, è freddo, pignolo, assolutamente sincero perché incapace di dire il falso, incapace anche di trasgredire alle regole. Ma Agilulfo in realtà è una bianca e lucida armatura vuota, che regge la sua esistenza solo sulla forza di volontà, sulla disciplina e sulla costanza negli esercizi. Un personaggio ‘inesistente’ materialmente, un ‘vuoto’.

Durante il racconto, però, lungo la strada di Agilulfo appaiono diversi personaggi, alcuni di minor rilievo, altri che rappresentano simbolicamente alcuni aspetti importanti della vita: Bradamante, la splendida guerriera amazzone, che si è innamorata dello spirito fiero e nobile di Agilulfo; Gurdulù, l’altra faccia della medaglia, il perfetto contrario di Agilulfo, ‘pieno’ di corpo ma assolutamente privo di coscienza, al punto che addirittura rischia di fondersi e confondersi con le cose che gli stanno intorno; Rambaldo, il giovane cavaliere con una gran voglia di lottare, del quale nel romanzo si racconta il percorso di maturazione; Torrismondo, giovane paladino senza illusioni e senza altri ideali che quelli mitici sui Cavalieri del San Gral.

E poi la nostra Suor Teodora, narratore attivo, che nasconde un qualche segreto, di cui capiremo l’esistenza ed il significato solo alla fine del percorso:

“Io che scrivo questo libro seguendo su carte quasi illeggibili una antica cronaca,
mi rendo conto solo adesso che ho riempito pagine e pagine e sono ancora al
principio della mia storia, ora comincia il vero svolgimento della vicenda, cioè gli
avventurosi viaggi di Agilulfo e del suo scudiero […] “

A quanto pare il viaggio è appena iniziato e non sappiamo ancora dove ci porterà… insomma, Il cavaliere inesistente è un vero e proprio romanzo di formazione, per più di un personaggio protagonista; per il lettore, anche, che viene invitato a ricercare il proprio percorso di maturazione. Ma lasciamo ancora la parola a Suor Teodora: d’altronde chi, meglio di lei, può raccontarci quello che avviene in questa storia?

“… Così sempre corre il giovane verso la donna: ma è davvero amore per lei a spingerlo? o non è amore soprattutto di sé, ricerca d’una certezza d’esserci che solo la donna gli può dare? Corre e s’innamora il giovane, insicuro di sé, felice e disperato, e per lui la donna è quella che certamente c’è, e lei sola può dargli quella prova. Ma la donna anche lei c’è e non c’è: eccola di fornte a lui, trepidante anch’essa, insicura, come fa il giovane  non capirlo? Cosa importa chi tra i due è il forte e chi è il debole? Sono pari. Ma il giovane non lo sa perché non vuole saperlo: quella di cui ha fame è la donna che c’è, la donna certa. Lei invece sa più cose; o meno; comunque sa cose diverse; ora è un diverso modo d’essere che cerca. “

A voi un augurio di buona lettura, sempre con l’animo pronto alla ricerca di noi stessi e del nostro ‘esistere’, al contrario del Cavaliere! 😉

Età di lettura: da 11 anni

IL CAVALIERE INESISTENTE
Italo Calvino
Mondadori (collana Oscar opere di Italo Calvino), 2000, pag. 126<

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here