Sulla strada Jack Kerouac

La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che io e mia moglie ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriartry ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada. Prima di allora avevo sempre sognato di andare nel West per vedere il continente, sempre facendo piani vaghi e senza mai partire. Dean è il tipo perfetto per un viaggio perché nacque letteralmente sulla strada, quando i suoi genitori passarono da Salt Lake City, nel 1926, in un vecchio macinino, diretti a Los Angeles. Le prime notizie su di lui mi furono date da Chad King, che mi aveva fatto vedere alcune sue lettere scritte in un riformatorio del New Mexico. Mi interessai enormemente a quelle lettere perché chiedevano a Chad in modo così ingenuo e dolce di insegnargli ogni cosa su Nietzsche e tutti i meravigliosi argomenti intellettuali che Chad conosceva. A un certo punto Carlo e io parlammo delle lettere e ci chiedemmo se avremmo mai conosciuto quello strano Dean Moriarty. Tutto ciò accadeva molto tempo fa, quando Dean non era ancora quello che è oggi, ma solo un giovane carcerato avvolto di mistero.

Parlando di viaggi è quasi d’obbligo scomodare uno degli autori della cosiddetta Beat Generation.
Jack Kerouac fa parte del bagaglio letterario acquisito all’Università, insieme a William Burroughs e Allen Ginzberg.
E On the Road, che è considerato il manifesto della Beat Generation, è il fardello più pesante di quel bagaglio.
Perchè sia che ne rimaniate entusiasti, o che lo odiate profondamente, è innegabile che si tratta di un romanzo che ha influenzato le generazioni successive e il modo di scrivere di molti.
On the road è il resoconto in forma romanzata dei viaggi attraverso il continente americano che Kerouak si ritrovò a fare in compagnia del suo amico, e ispiratore, Dean Cassidy.
E’ un viaggio alla scoperta di se stessi.
Ma anche un viaggio nell’esplorazione di nuove libertà (spirituali, sessuali, e l’uso smodato di sostanze stupefacenti).
La storia viene narrata in prima persona dal protagonista, Sal (ovvero l’alter ego di Kerouak), ed è ambientata negli anni ’50.
E’ in un contesto così perbene che incontriamo questi personaggi così fuori dagli schemi, che rifiutano di uniformarsi ai valori della società dell’epoca, per abbracciare la libertà della vita “sulla strada”.
Sal e il suo amico e ispiratore Dean Moriarty (ovvero Cassidy) decidono di girovagare con la loro macchina per gli Usa, vivendo alla giornata, senza programmare nulla.
Questo viaggio molto all’avventura è, in realtà, un modo per cercare se stessi e allontanare la noia.
E anche se a lungo andare Sal si rende conto che, tutto sommato, una parte di quella vita così uniformata e borghese inizia a mancargli, la voglia di avventura e di libertà restano il leit motiv di tutto il romanzo.

Dopotutto per sentirsi davvero in paradiso può bastare:

“Una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada.”

On the road
Jack Kerouac
Oscar Mondadori, 2007,  362 pag.

Silbietta
40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

8 COMMENTS

  1. Bello bello, suggestivo, fuori dagli schemi. Letto da ggggiovane non mi ha rapito, con la seconda lettura ci ho fatto pace 🙂

  2. Ecco. Anch’io. 😀

    Suggestivo sì, fuori dagli schemi sì, molto.
    La cosa che non gli ho perdonato, fino ad oggi, la devo ancora scoprire… 🙂

  3. Io questo libro ho provato a leggerlo durante il liceo e beh , lo devo confessare, mi ci addormentavo sopra…magari ci riprovo ora 🙂

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