Intervista a… Natale Fioretto

Natale Fioretto, traduttore dal portoghese delle poesie di Mario Quintana, è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Vi abbiamo presentato e poi abbiamo letto “L’apprendista stregone”: volevamo parlarne un po’ con lui…

Questa è la nostra chiacchierata!

Ho letto “L’apprendista Stregone” e sono partita per un bellissimo viaggio… però non sono sicura di aver capito a fondo i significati nascosti in queste poesie (ma forse non importa, forse quello che dobbiamo sentire è solo la musica delle parole e le sensazioni che ci fanno provare?)

 Vorrei però provare a chiederti qualcosa su Mario Quintana, il poeta, e su te, suo traduttore, ti va?

“Apprendista stregone” è chi si avvicina alla poesia, a questa raccolta di poesie in particolare. Perché?
Perché Mario Quintana scrive delle poesie esemplari. Mi spiego. L’”Apprendista “ può essere considerata, nell’ambito della produzione di Quintana, la prima raccolta di poesie mature. Questo significa che con un lento lavoro di cesello il poeta è riuscito a creare il proprio mezzo espressivo, la lingua idonea a esprimere la complessità dell’universo visto attraverso gli occhi del poeta. Poeta e quindi, in senso proprio, creatore. Il mago, dominando l’arte della formula, della parola magica crea accogliendo le leggi sottili dell’universo. Il lettore, noi tutti, diventiamo maghi appropriandoci del nostro linguaggio, idoneo a comprendere ed esprimere la nostra umana unicità.

Chi è Mario Quintana, in cinque aggettivi?
Un poeta “creatore”, stregone, senz’altro. Profondamente leggiadro, mai lezioso. Originale.

E chi è Natale Fioretto, con altri cinque aggettivi?
Domanda difficile. Vorrei essere altrettanto creativo. Curiosissimo e fuori dagli schemi, innamorato del proprio lavoro di insegnante.

Quintana descrive la poesia così: “Triste. Solitaria. Unica. Ferita di mortal bellezza”. E’ sempre così oppure la poesia può essere anche qualcos’altro?
La poesia racchiude tutto in sé. Ha orizzonti vasti difficilmente riducibili ad un solo stato d’animo, per quanto esso possa essere frastagliato.

Se tu avessi il potere di trasformarti per un giorno in uno scrittore del passato chi vorresti essere?
Uno solo? Mi sono formato alla scuola di Fernando Pessoa che ha fatto della pluralità il proprio stigma. Sì, mi piacerebbe essere Pessoa, ma anche Tagore e perché no Nazim Hikmet e amerei essere Marina Cvetaeva.

Una domanda di rito per Zebuk: quali sono i libri sul tuo comodino in questo periodo?
In questo momento ho due libri sul comodino. “A Lisbona con Antonio Tabucchi” e il Talmud che consulto quotidianamente.

Grazie Natale, ci hai dato molto su cui riflettere.

Speriamo di incontrarti di nuovo, con un altro libro, magari di tue poesie, per una nuova chiacchierata e per imparare qualcosa di più… 🙂

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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